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Storia dell'Ungheria : la spartizione dell’Ungheria
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Nell’agosto del 1521 il sultano Solimano I guidò personalmente la presa di Belgrado e Šabac, il caposaldo meridionale del regno. Nell’agosto del 1526, Solimano sconfisse l’esercito ungherese nella battaglia di Mohács – in cui trovò la morte anche il re Luigi II – e il 10 settembre conquistò Buda.

Per più di un secolo dopo la sconfitta di Mohács, il paese fu teatro di ripetuti conflitti tra gli imperatori della casa d’Asburgo, che progressivamente s’impadronirono della zona occidentale del regno ungherese, i turchi, che affermarono il loro dominio nella regione centrale, e la nobiltà stanziata soprattutto in Transilvania. Quest’ultima divenne il centro del nazionalismo magiaro, diretto contemporaneamente contro i turchi e gli Asburgo. I magiari abbandonarono la Chiesa cattolica nel periodo della Riforma; durante la Controriforma, furono protagonisti di un aspro conflitto con gli imperatori. Al termine della cosiddetta “Lunga Guerra” (1593-1606), l’imperatore Rodolfo II fu costretto a riconoscere ai signori di Transilvania autonomia politica e religiosa, estensioni territoriali e altri privilegi.

Lo scontro proseguì durante la guerra dei Trent’anni (1618-1648), con il principe di Transilvania Gábor Bethlen che costrinse Ferdinando II ad accordare libertà religiose e politiche alla Transilvania. Giorgio I Rakoczy, succeduto nel 1631 a Bethlen come principe di Transilvania, intensificò l’offensiva contro gli Asburgo e, alleatosi con svedesi e francesi, invase l’Austria nel 1644. L’imperatore Ferdinando III si vide costretto a fare ulteriori concessioni ai magiari, tra cui la libertà totale di culto per la popolazione ungherese soggetta al dominio asburgico.

Sotto il principato di Giorgio II Rakoczy (1648-60), i turchi estesero la loro sfera d’influenza alla Transilvania, riducendola gradualmente allo status di provincia. Inoltre, l’azione dei missionari nei territori ungheresi acquisiti dagli Asburgo indusse molti a riabbracciare il cattolicesimo e ad abbandonare la lotta nazionalista.

Il conte Imre Thököly compì l’estremo tentativo di opporsi alla casa d’Austria, conseguendo con l’aiuto dei turchi una serie di vittorie sulle forze di Leopoldo I. Fermati i turchi a Vienna (1683), gli Asburgo soffocarono nel sangue la rivolta magiara, imponendo il proprio diritto sulla corona d’Ungheria. Nel 1699, il trattato di Karlowitz lasciò alla Turchia la regione del Banato, mentre la Transilvania veniva riunita ai possedimenti asburgici.

Nel 1703, Ferenc II Rakoczy (1676-1735), approfittando del coinvolgimento austriaco nella guerra di successione spagnola, guidò una nuova rivolta contro Vienna, ma nel 1711 l’imperatore Carlo VI offrì ai ribelli, già sconfitti militarmente, accettabili condizioni di pace. La concessione di un’amnistia generale, della libertà di culto e di una serie di autonomie minori favorì l’accordo tra Asburgo e magiari, garantendo all’Ungheria un lungo periodo di stabilità.

L’Ungheria uscì devastata dal lungo periodo di conflitto, ma per tutto il Settecento conobbe, soprattutto dopo l’ascesa al trono di Maria Teresa, una forte ripresa economica e culturale e un grande cambiamento sociale. Alla vecchia nobiltà, afflitta da una profonda crisi, si andò infatti sostituendo nel controllo della proprietà terriera un’aristocrazia strettamente legata alla corte di Vienna e spesso di origine straniera. "Ungheria," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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