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Storia della Croazia : la nuova Croazia e l’integrazione europea
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Gli accordi di Dayton del novembre 1995 posero fine al conflitto nei Balcani. La Croazia ottenne la restituzione della Slavonia orientale (a partire dal luglio 1997, dopo una tutela provvisoria dell’ONU). Nel 1996 la Repubblica federale di Iugoslavia (Serbia e Montenegro) e la Croazia firmarono un accordo di mutuo riconoscimento; nello stesso anno la Croazia fu ammessa tra molte polemiche nel Consiglio d’Europa.

Con la fine del conflitto, il disegno nazionalista di Tudjman iniziò a mostrare le prime crepe. Emarginato nel contesto internazionale per il suo rifiuto di collaborare con il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia e per la scarsa attenzione riservata ai diritti politici e umani, Tudjman diventò anche bersaglio di una crescente opposizione interna. Grazie allo stretto controllo instaurato sullo stato e sui mezzi di informazione e alla discriminazione attuata nei confronti delle opposizioni (peraltro severamente criticata dagli osservatori internazionali), nel giugno del 1997 Tudjman fu confermato alla presidenza del paese, ma a recarsi alle urne fu solo il 57% degli elettori.

Nel 1999, Tudjman tentò di rafforzare il traballante regime nazionalista con la creazione di un Consiglio di presidenza della Repubblica, trasferendovi gran parte dei poteri del governo. Il piano era tuttavia destinato ad arenarsi con la morte dello stesso Tudjman, annunciata, in un clima di fine regno, nel dicembre dello stesso anno. Agli inizi del 2000, privo della sua guida e diviso dalla lotta per la successione, l’HDZ subì una clamorosa sconfitta, perdendo sia le elezioni legislative (in seguito alle quali venne chiamato a guidare il governo Ivica Racan), sia quelle presidenziali. Alla guida dello stato fu eletto il candidato delle opposizioni Stipe Mesić. Ultimo presidente della Iugoslavia nel 1991, per soli pochi giorni, Mesić era stato in seguito uno stretto collaboratore di Tudjman, da cui aveva presto preso le distanze nella seconda metà degli anni Novanta.

Dopo la morte di Tudjman, il paese fu attraversato da forti tensioni, dovute sia al severo piano di austerità messo in atto per affrontare la grave crisi economica, sia alle proteste nazionaliste sollevate dalla decisione della nuova leadership di collaborare con il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia. Le accuse rivolte a diversi alti ufficiali dell’esercito croato (e in particolare al generale Ante Gotovina) per crimini di guerra commessi tra il 1991 e il 1995 contro i serbi in Croazia e contro i musulmani in Bosnia suscitarono infatti la forte mobilitazione dell’opposizione nazionalista dell’HDZ e degli ex combattenti. La questione causò contrasti anche in seno alla nuova maggioranza di governo formata dai partiti socialdemocratico e social-liberale, e solo nell’estate del 2001, per scongiurare l’isolamento internazionale del paese, il Parlamento approvò la linea sostenuta da Mesić e Racan.
franjo Tudjman
Franjo Tudjman
Le polemiche indebolirono tuttavia il nuovo governo croato, avvantaggiando i nazionalisti dell’HDZ, che già nelle amministrative del maggio 2001 recuperarono parte del consenso perduto nelle elezioni nazionali. Nonostante un nuova crisi politica scoppiata tra la primavera e l’estate del 2002, il governo croato confermò la sua collaborazione con il Tribunale penale internazionale e la sua volontà di affrontare l’altrettanto delicata questione del ritorno dei profughi serbi in Krajina. Guadagnatasi la fiducia della comunità internazionale, Zagabria intensificò la sua azione diplomatica rivolta all’ingresso nell’Unione Europea, il principale obiettivo della politica estera dopo l’indipendenza, e nel febbraio 2003 presentò la sua candidatura ufficiale. Il governo di Zagabria operò nel contempo per migliorare le relazioni con i paesi balcanici, stipulando una serie di accordi con la Slovenia, la Bosnia-Erzegovina e la Serbia-Montenegro. La condanna a dodici anni di prigione, comminata per crimini di guerra in marzo al generale Mirko Norać dal tribunale di Rijeka (Fiume), suscitò nuove proteste dei nazionalisti.

Le elezioni legislative del novembre 2003 videro il ritorno al potere dei nazionalisti. L’HDZ, rinnovato nei ranghi e ripulito dalle frange più estremiste, riuscì infatti a sfruttare la crisi della coalizione di centrosinistra e a riconquistarsi un vasto consenso tra l’elettorato croato. Formato un nuovo esecutivo, che si avvalse del sostegno di altre formazioni di destra, il suo leader Ivo Sanader confermò gli impegni internazionali assunti dal precedente governo, soprattutto a riguardo del Tribunale penale internazionale e dell’ingresso della Croazia nell’Unione Europea.

Nel gennaio 2005 Stipe Mesić venne confermato con una larga maggioranza (65,9%) alla guida dello stato, sconfiggendo il candidato dell’HDZ. Rinviati per la mancata collaborazione delle autorità di Zagabria nella ricerca del generale Ante Gotovina, accusato di crimini di guerra dal Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia, i negoziati per l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea iniziarono nell’ottobre 2005. L’arresto di Ante Gotovina, avvenuto nel successivo dicembre alle Canarie, spianò inoltre la strada per l’ingresso del paese nella NATO. "Croazia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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