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Storia dell'Ungheria : l’ingresso nell’Unione Europea
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Le elezioni legislative di aprile 2002 registrarono una sconfitta di misura della coalizione del premier uscente Orbán, che, con il 41,1% dei suffragi, conquistò 188 dei 386 seggi dell’Assemblea nazionale. Ottenendo il 42,1% e 178 seggi, grazie all’accordo con l’Alleanza dei liberi democratici (5,5% dei suffragi e 20 seggi) il Partito socialista riconquistò la guida del governo ungherese, affidandola a Péter Medgyessy. Non entrarono nel nuovo Parlamento né il Partito ungherese della giustizia e della vita, nazionalista e xenofobo (4,4%), né il Partito dei piccoli proprietari, che subì un clamoroso crollo (0,8%).

Un aspro scontro ideologico continuò a turbare il clima politico ungherese, alimentato dalla scelta del governo di sostenere nel 2003 l’offensiva degli Stati Uniti contro l’Iraq, ma anche dal rafforzamento, all’interno della destra, di forze ultranazionaliste e apertamente antisemite. Esemplari a questo proposito furono le violente polemiche seguite al conferimento del premio Nobel per la letteratura del 2002 a Imre Kertész, intellettuale ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti e severo critico delle responsabilità ungheresi nella Shoah. Il 1° maggio del 2004 l’Ungheria entrò ufficialmente nell’Unione Europea. A settembre, il primo ministro socialista Péter Medgyessy lasciò l’incarico al compagno di partito Ferenc Gyurcsány.

Il 4 novembre, fallito ogni tentativo di mediazione, le truppe sovietiche entrarono a Budapest, reprimendo nel sangue la rivolta. L’intervento armato sovietico provocò migliaia di morti e una fuga di circa 200.000 persone dal paese. Imre Nagy, rapito e portato in Romania, fu condannato a morte e giustiziato nel 1958 dopo un processo a porte chiuse.

Confermato premier e capo del Partito dei lavoratori socialisti ungheresi (PSOU), Kádár compì in breve tempo la restaurazione dell’ordine sovietico. Per due anni, fino al 1958, attuò una severa repressione: diverse centinaia di rivoltosi vennero giustiziati o deportati in Unione Sovietica e migliaia furono gli arresti eseguiti dalla polizia politica. Negli anni seguenti, grazie anche al sostegno dell’Unione Sovietica, l’Ungheria visse un periodo di forte sviluppo economico.

Nel giugno 2005 il Parlamento elegge Laszlo Solyom, sostenuto dalle opposizioni, alla presidenza del paese. A dicembre il Parlamento ratifica la Costituzione europea. Le elezioni legislative dell’aprile 2006 confermano alla guida del governo la coalizione di centrosinistra tra il Partito socialista e l’Alleanza dei liberi democratici, che ottengono rispettivamente il 43% e il 6,5% dei suffragi (190 e 20 seggi). L’Alleanza dei giovani liberali FIDESZ-Partito civico ungherese, il principale partito di opposizione, conquista il 42% dei voti e 164 seggi, mentre il Forum democratico ungherese, con il 5% dei voti, ottiene 11 seggi. "Ungheria," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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