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Storia della Croazia : la Croazia nel sistema socialista iugoslavo
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Nel 1941 la Iugoslavia fu smembrata dalle potenze dell’Asse e nei territori della Croazia e della Bosnia venne creato uno stato filofascista guidato da Pavelić, che, perseguendo l’obiettivo di rendere la nazione etnicamente pura, attuò una feroce politica di sterminio nei confronti di serbi, ebrei, zingari, partigiani, che causò centinaia di migliaia di vittime. Il sanguinario regime fascista degli ustascia fu abbattuto nel 1944 dalla resistenza comunista guidata da Josip Broz Tito. Nei mesi successivi la Croazia diventò oggetto di una severissima repressione; molti esponenti del regime fascista, collaborazionisti, ma anche molti semplici cittadini furono uccisi o reclusi senza nessuna possibilità di difendersi. Con l’aiuto degli Alleati e della Chiesa cattolica, molti croati – e tra questi molti membri del regime fascista e delle milizie ustascia – abbandonarono il paese trovando rifugio soprattutto in Argentina, in Australia, in Canada e negli Stati Uniti.

Nella Repubblica socialista federale di Iugoslavia creata da Tito nel dopoguerra, la Croazia ebbe un ruolo importante, ma tuttavia subordinato al centralismo di Belgrado. Tito, di origini croate, diede alla federazione un sistema istituzionale basato sull’autonomia degli stati costituenti e su un’unica ideologia, quella comunista, che nelle attese della leadership iugoslava avrebbe dovuto sostituire quella nazionalista. La Croazia perse la Bosnia-Erzegovina, che divenne una repubblica autonoma, ma in base al trattato di pace con l’Italia del 1947, gran parte dell’Istria, prima in mano italiana, fu inclusa nel suo territorio

Per molti anni i croati furono oggetto di uno stretto controllo da parte delle autorità comuniste e in particolare della polizia segreta del ministro degli interni Aleksandr Rancović, fautore di un centralismo dogmatico e intransigente. Le tensioni nazionaliste tra croati e serbi, mai sopite, riaffiorarono negli anni Sessanta nelle polemiche linguistiche (rivendicazione della specificità della variante nazionale del serbo-croato), artistiche (rifiuto del “realismo socialista”), economiche (adozione di una moneta croata). Nel 1967 un “manifesto” fortemente nazionalista di intellettuali zagabresi sollevò un’acuta crisi politica tra Zagabria e Belgrado, che si risolse solo con l’intervento del vertice della Lega dei comunisti. Negli anni successivi lo scontro si fece via via più politico, sfociando nel 1971 nelle rivendicazioni della cosiddetta “primavera croata”: totale autonomia della repubblica croata, costituzione di un esercito nazionale e invio di una propria rappresentanza alle Nazioni Unite. Allarmate dall’estensione del movimento e dal sostegno che questo riceveva dalla diaspora ustascia, le istituzioni federali iugoslave intervennero decapitando la leadership politica croata ed espellendo migliaia di persone di nazionalità croata dalle istituzioni pubbliche, dall’esercito e dalla Lega dei comunisti. Nel 1974, la nuova costituzione iugoslava concesse una più ampia autonomia ai croati, ma tra questi si andò tuttavia affermando il disegno indipendentista. "Croazia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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