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Turchia oggi
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Nel congresso riunitosi nell’aprile del 2002 a Bruxelles, il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) annunciò la decisione di sciogliersi e di dare vita a una nuova formazione politica, il Kadek (Congresso per la libertà e la democrazia in Kurdistan), di cui fu nominato presidente Abdullah Öcalan. Negli anni seguenti la nuova formazione tentò di avanzare delle proposte di trattativa, che vennero tuttavia ignorate dal governo turco. A giugno la Turchia assunse il comando della Forza internazionale di sicurezza (ISAF) in Afghanistan.

Per soddisfare le richieste dell’Unione Europea, in luglio il Consiglio per la sicurezza nazionale revocò lo stato di emergenza in alcune province orientali a maggioranza curda e nel mese successivo il Parlamento votò a grande maggioranza l’abolizione della pena di morte; il provvedimento figurava tra le principali condizioni poste dall’Unione Europea per proseguire il processo di associazione della Turchia.

 

Con le dimissioni di diversi ministri, alla fine di luglio scoppiò una grave crisi politica, in seguito alla quale vennero convocate le elezioni anticipate. Per ostacolare l’affermazione del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP), data per certa da tutti i sondaggi, a settembre venne dichiarato ineleggibile il suo leader Recep Tayyip Erdogan. Le elezioni del 3 novembre diedero tuttavia la vittoria all’AKP, sconvolgendo profondamente il quadro politico turco.

L’AKP, con il 34,3% dei voti, conquistò una solidissima maggioranza (363 dei 550 seggi del Parlamento turco); l’unico altro partito che riuscì a superare la severa soglia di sbarramento del 10% e a inviare propri rappresentanti in Parlamento fu il Partito repubblicano del popolo, che con il 19,4% dei voti ottenne 168 seggi.

La vittoria dell’AKP, sebbene attesa, provocò un profondo malumore nelle forze armate, il cui margine di manovra era tuttavia ridotto rispetto al passato. L’AKP poté quindi formare il nuovo governo, affidandone la guida al vicepresidente del partito Abdullah Gül. Nel marzo 2003 un apposito provvedimento legislativo consentì a Erdogan di concorrere a elezioni suppletive, vinte le quali assunse ufficialmente la guida del governo.

Contrario al nuovo intervento militare in Iraq, il governo vietò il passaggio di truppe statunitensi in territorio turco, consentendo tuttavia alla coalizione anglo-americana l’uso dello spazio aereo. Nel giugno 2003, per soddisfare le richieste dell’Unione Europea, il Parlamento turco approvò nuove leggi che estesero la libertà di espressione, consentendo anche l’utilizzo pubblico della lingua curda, e restrinsero il ruolo politico delle forze armate.

A novembre, un’ondata di attentati contro una sinagoga e il consolato e una banca britannici causarono a Istanbul più di 50 vittime e centinaia di feriti. Nel gennaio 2004, il Parlamento confermò definitivamente l’abolizione della pena di morte e in settembre introdusse una legge contro la violenza alle donne.

Nel gennaio 2005 venne riformato il sistema monetario con l’adozione di una “lira pesante”. A ottobre, dopo una lunga e impervia trattativa, venne ufficialmente avviato il processo di adesione della Turchia all’Unione Europea, parzialmente congelato nel dicembre 2006 dopo il rifiuto di Ankara di aprire i propri porti al traffico delle merci cipriote.

Nel gennaio 2007 il giornalista armeno Hrant Dink cade vittima di un nazionalista davanti alla redazione del suo giornale.

Recep Tayyip Erdogan e Abdullah Gül
Recep Tayyip Erdogan e Abdullah Gül. Encarta
L’assassinio di Dink (più volte perseguito dalla giustizia turca per i suoi articoli sul genocidio degli armeni e sulle violazioni dei diritti umani) viene definito dal premier Erdogan un “attentato alla pace e alla stabilità del paese”. In aprile, la candidatura alla presidenza (poi ritirata) di Abdullah Gül solleva una grave crisi politica e istituzionale; la candidatura di Gül, esponente di un partito confessionale, è infatti ritenuta dall’esercito e dalle opposizioni una minaccia alla laicità dello stato. Le elezioni legislative di luglio registrano una nuova vittoria del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) del premier Erdogan. In agosto, tra nuove controversie, Abdullah Gül è infine eletto, con la maggioranza semplice, alla presidenza della Turchia. "Turchia," Microsoft® Encarta
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