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Ebraismo : La tradizione rabbinica e il culto
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La speranza nell'avvento del Messia divenne un tratto fondamentale della fede ebraica dopo la rovina della nazione, avvenuta nel 135 d.C. per mano dei romani, che già nel 70 avevano distrutto il tempio di Gerusalemme, luogo simbolico dell'ebraismo, sede principale del culto e altare del sacrificio offerto a Dio. Con la diaspora, lontani dal tempio e dalla terra promessa, i fedeli recavano con sé le parole della Scrittura e i precetti della legge. Essi costituirono ben presto l'oggetto di un attento e devoto studio da parte dei pii israeliti, guidati dai loro maestri, i rabbini (in ebraico e in aramaico rabbi significa appunto 'maestro') alla comprensione di una tradizione orale che per secoli era stata tramandata da generazioni di saggi come complemento indispensabile del messaggio divino sedimentato nella Torah.

 

Frutto di questa intensa attività di studio e di interpretazione della tradizione antica condotta dalle scuole rabbiniche nei primi secoli dell'era cristiana sarebbe stata la trascrizione, avvenuta fra il V e il VI secolo d.C., del Talmud, posto accanto alla stessa Bibbia come fonte autorevole della legislazione e della condotta sociale e rituale delle comunità della diaspora fedeli alla religione dei padri e condensato nelle due versioni, redatte l'una a Babilonia e l'altra in Palestina.

L'opera dei rabbini si espresse anche nelle forme tipiche del Midrash, commento ai libri della Scrittura, di cui il Targum costituisce, nelle sue diverse redazioni, una traduzione aramaica indispensabile per i fedeli dopo l'adozione dell'aramaico come lingua parlata in luogo dell'ebraico. In assenza del tempio il culto ebraico venne da allora praticato, oltre che fra le mura domestiche, nella sinagoga, il luogo privilegiato per la preghiera, per la lettura dei libri sacri e per l'istruzione rabbinica. La preghiera consiste in primo luogo in una serie di invocazioni, in ebraico tefillah (in origine 18, ma poi passate a 19), per mezzo delle quali i fedeli implorano la prosperità e l'avvento del Messia. Per le festività e per lo Shabbat, il sabato ebraico, giorno interamente consacrato al Signore, è prevista una liturgia particolare; la preghiera dello Shema, che ha preso nome dalla parola iniziale del brano biblico (Deuteronomio 6:4-9) che esso riproduce, deve essere invece recitata dagli ebrei devoti due volte al giorno, al mattino e alla sera, assieme alle formule del Kaddish, invocazione di contenuto spiccatamente messianico.

Durante la preghiera gli uomini devono coprirsi il capo con una sorta di zucchetto, detto kippah, che gli ebrei più devoti portano costantemente come segno della presenza di Dio, mentre durante l'orazione del mattino nei giorni feriali è d'obbligo indossare un mantello bianco frangiato di lana o di seta che copre le spalle, il tallet, oltre ai caratteristici filatteri, ovvero 'custodie' cubiche di cuoio contenenti piccoli rotoli di pergamena che recano scritti alcuni passi della Torah, fissate con cinghie alla parte superiore del braccio e alla fronte. Il sabato, giorno di riposo assoluto da ogni attività lavorativa, è dedicato alla proclamazione solenne della Torah, letta integralmente nelle sinagoghe nel corso di un ciclo annuale che inizia in autunno con la celebrazione nota come Simhat Torah (Gioia della Legge), che ha luogo alla fine della festa di Sukkot: la lettura pubblica del testo biblico costituisce il momento più significativo del culto sinagogale e la funzione primaria assegnata in origine all'istituzione della sinagoga.

Gli israeliti devoti sono tenuti a osservare alcune regole alimentari; poiché il cibo deve essere kasher, cioè 'puro', essi devono astenersi dalla carne di maiale e dai pesci privi di pinne o squame, considerati impuri (Deuteronomio, 14:3-21), mentre gli animali, tutti i quadrupedi ruminanti con unghia bipartita e il pollame, delle cui carni è lecito cibarsi, debbono essere sgozzati in modo da essere completamente mondati dal sangue; è inoltre proibito consumare contemporaneamente carne e latticini. Fra le feste annuali previste dal calendario liturgico, le principali, legate in origine al ciclo delle stagioni e alle attività agricole, sono state in seguito reinterpretate come occasione di rievocazione di momenti significativi della storia ebraica. Così la Pasqua, Pesah, 'passaggio', festa di primavera che segnava l'inizio del raccolto, ha acquisito il ruolo di memoria dell'esodo del popolo di Israele dall'Egitto, mentre la festa di Shabuot, celebrata 50 giorni dopo la Pasqua (Pentecoste o festa delle Settimane) per sottolineare la fine del raccolto, richiama il momento in cui Dio donò al suo popolo la Torah sul monte Sinai e prevede la lettura solenne dei Dieci Comandamenti nelle sinagoghe; allo stesso modo la festa di Sukkot, 'festa delle capanne', anticamente connessa al raccolto d'autunno, rievoca anche simbolicamente, con l'uso di consumare i pasti sotto caratteristiche tende, gli anni trascorsi dal popolo eletto nel deserto prima di giungere alla terra promessa. La festa di Sukkot è preceduta da un periodo penitenziale di dieci giorni, compresi fra il Capodanno ebraico, Rosh Hashanah, e Yom Kippur, il 'giorno dell'espiazione', la celebrazione più sacra per gli ebrei, che trascorrono questa giornata nella preghiera e nel digiuno. Alle vicende storiche del popolo di Israele sono ispirate le feste di Hanukkah e di Purim: la prima celebra la vittoria dei Maccabei contro Antioco IV di Siria nel 165 a.C., mentre la seconda rievoca la vicenda narrata dal libro di Ester, che per l'occasione viene letto nelle sinagoghe e offre un

Rotoli della Torah
Rotoli della Torah. Encarta
momento gioioso per la comunità, nella commemorazione collettiva della situazione pericolosa sperimentata ai tempi del re persiano Assuero, inizialmente deciso a sterminarli.
La vita dei fedeli è segnata da alcuni momenti fondamentali, a cominciare dal rito della circoncisione, attraverso il quale i bambini di sesso maschile sono resi partecipi, otto giorni dopo la nascita, dell'alleanza stipulata da Dio con i discendenti di Abramo. All'età di tredici anni il ragazzo raggiunge la maggiore età assumendosi, come Bar Mitzvah, 'figlio del comandamento', l'impegno di osservare i precetti della legge, e viene accolto fra gli adulti che guidano a turno la lettura della Torah nella sinagoga; nelle comunità più progressiste anche le ragazze vengono chiamate alla lettura al compimento del dodicesimo anno. La cerimonia delle nozze, detta Qiddushin, 'santificazione', è concepita come momento particolarmente solenne per sottolineare il valore di comandamento divino attribuito all'unione coniugale. "Ebraismo," Microsoft® Encarta
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