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Storia dell ebraismo
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La storia dell'ebraismo corre parallela ai momenti culminanti della storia del popolo ebraico ed è testimoniata per la sua fase fondamentale, quella più antica, dai dati confluiti nella Bibbia, documento teologico costituito da elementi di origine cronologicamente e concettualmente eterogenea, connessi tuttavia in una prospettiva religiosa sostanzialmente coerente. L'adozione di una fede assoluta nell'unico Dio viene considerata da alcuni studiosi successiva a una prima fase, il cosiddetto enoteismo, in cui l'adorazione di Yahweh non comportava la negazione dell'esistenza delle divinità degli altri popoli. Il nome stesso di Dio costituisce una questione tuttora aperta, dal momento che i testi biblici presentano significativamente, accanto al nome di Yahweh, il termine più generico 'Elohim', forma plurale della radice utilizzata dalle lingue semitiche per indicare la divinità.

 

Anche nel sacrificio, l'atto di culto fondamentale praticato dai sacerdoti nel tempio di Gerusalemme con l'immolazione quotidiana di animali, si può scorgere facilmente l'evoluzione di un'antica pratica religiosa connessa con i cicli agricoli, pratica che imponeva l'offerta rituale alla divinità garante della fecondità della natura e del sostentamento degli esseri umani. D'altro canto non mancarono, soprattutto nell'epoca successiva alla separazione dei due regni di Giuda e di Israele, episodi di sincretismo religioso, nei quali il culto di Yahweh veniva accostato alle diverse pratiche del paganesimo penetrate fra gli israeliti attraverso il contatto con i popoli vicini: la ferma condanna di questi atteggiamenti costituisce un caposaldo della predicazione dei profeti, che levarono la loro voce per richiamare gli ebrei alla fedeltà ai contenuti del monoteismo, invocando nel contempo una religiosità interiore e non confinata negli spazi di un ritualismo formale, quale appariva loro la stessa pratica del sacrificio.

Il dramma del 586 a.C., che segna l'inizio della diaspora, rappresentò certamente un punto di svolta per l'ebraismo, che da questo momento si caratterizzò sempre più decisamente come una fede storica che considerava la vicenda umana, e particolarmente quella del popolo di Israele, come ambito privilegiato dell'intervento di Dio e della manifestazione della sua alleanza con i discendenti di Abramo. Se profeti come Ezechiele e il cosiddetto 'deutero-Isaia' non esitarono a interpretare la deportazione a Babilonia come una punizione divina dovuta all'infedeltà del popolo eletto al patto con l'unico Dio, all'epoca dell'esilio risalirebbe la forma definitiva dei libri della Torah, che rileggono in chiave retrospettiva l'intera storia ebraica collocando la rivelazione monoteistica ai suoi primordi e facendo risalire la fede nell'intervento salvifico del loro Dio, unico signore della storia, al contesto antico della liberazione dal dominio egizio.

Il ritorno degli ebrei nella loro terra, reso possibile nel 538 a.C. dall'avvento di Ciro il Grande sulla scena politica mediorientale, inaugura un periodo di grande fervore religioso, e l'opera di Neemia e di Esdra, ampiamente descritta dagli omonimi libri biblici, appare decisamente indirizzata alla creazione di una compagine sociale fondata sul rispetto della legge sacra e sull'obbedienza a una potente classe sacerdotale. Questa profonda adesione degli ebrei ai dettami della loro identità religiosa avrebbe costituito anche il motivo ispiratore della vittoriosa rivolta dei Maccabei, che venne scatenata dalla pretesa del re Antioco IV di Siria di proibire agli ebrei la pratica della loro fede imponendo loro culti di tipo ellenistico e pagani.

L'interpretazione di questo conflitto in chiave religiosa come momento del conflitto cosmico tra le forze del bene e quelle del male costituisce uno degli elementi ispiratori della letteratura apocalittica, che introdusse nell'orizzonte teologico ebraico concetti come quello di 'resurrezione' e di 'giudizio', totalmente ignoti alla tradizione precedente, incline, per quanto concerne l'escatologia, a confinare i defunti, sia buoni sia malvagi, in un oltretomba tenebroso e senza speranza, lo sheol.

Il conflitto fra gli ambienti religiosi e il potere politico non cessò durante gli 80 anni di indipendenza di Israele sotto il regno degli Asmonei. Essi, per la loro tendenza ad arrogarsi, fra intrighi politici di ogni genere, il titolo di sommo sacerdote accanto a quello di re, spinsero i movimenti più tradizionalisti a forme di dissenso talora clamoroso, come il completo isolamento monastico della

Festa di Hanukkah
Festa di Hanukkah. Encarta
comunità di Qumran, divenuta nota grazie ai manoscritti del Mar Morto, talora meno esplicito ma ugualmente significativo, come nel caso dei farisei. Costoro furono i veri precursori dell'ebraismo rabbinico che fece seguito alla distruzione del tempio di Gerusalemme, avvenuta nel 70 d.C. per mano dei romani in seguito alla fallita rivolta antiromana che ebbe luogo fra il 66 e il 70. Se dopo il fallimento della disperata sollevazione guidata da Simon Bar Kokeba fra il 131 e il 135 d.C., episodio considerato come sciagura addirittura superiore a quella del 586 a.C., il movimento rabbinico riuscì a mantenere la vitalità dell'ebraismo nel contesto della diaspora raccogliendo i fedeli intorno allo studio della legge, non mancarono già nei primi secoli tendenze marcatamente antirabbiniche da parte di alcuni gruppi che, come i caraiti, invocavano una pratica religiosa caratterizzata da una dimensione spirituale più profonda e lontana da ogni formalismo legalista. "Ebraismo," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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