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Il settore terziario italiano : pubblica amministrazione
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Secondo il modello dei paesi a economia avanzata, anche in Italia il settore terziario è quello che presenta la più alta percentuale di occupati (65% della popolazione attiva nel 2005) e che fornisce la maggiore quota di reddito nazionale (71,4% del PIL). È altresì di gran lunga il settore produttivo più eterogeneo, fornendo in pratica tutto ciò che non deriva né dall’agricoltura, dall’allevamento e da altre attività primarie, né dall’attività di trasformazione propria dell’industria, cioè da attività secondarie.

Nelle società avanzate i servizi offerti, pubblici e privati, sono numerosissimi: da tutti quelli che rientrano nell’ambito della pubblica amministrazione al commercio, dal turismo ai trasporti e alle vie di comunicazione, dalle attività bancarie e finanziarie alle consulenze e alle ricerche scientifiche di ogni genere. Queste ultime attività sono sempre più spesso definite come terziario avanzato.

 

Da regione a regione varia ampiamente la percentuale di addetti alle attività terziarie. In linea di massima la percentuale è inferiore alla media nelle regioni con elevato tasso di industrializzazione (in Lombardia, Piemonte e Veneto è attorno al 50%), mentre è più elevata nelle regioni ad amministrazione straordinaria, regioni cioè che dispongono di particolare autonomia e quindi hanno in vari ambiti un proprio “governo” locale. Si riscontrano tuttavia anche altre regioni con valori superiori alla media: ad esempio la Campania e la Calabria, nelle quali l’elevato numero di addetti impegnati nella pubblica amministrazione non si traduce tuttavia in ricchezza prodotta o in qualità di servizi offerti.
Pubblica amministrazione

In Italia lo stato è un datore di lavoro molto importante, con più di 3,5 milioni di dipendenti, impiegati nei ministeri e nelle altre amministrazioni locali, nelle scuole (per quasi un terzo), nella sanità, nelle poste, nelle ferrovie, nei corpi di polizia e dei carabinieri, nell’esercito, nella magistratura ecc. Secondo gli economisti, in certi settori il numero di addetti è superiore alle necessità del paese e in vari casi il costo complessivo non corrisponde alla qualità dei servizi prestati.

Tra gli obiettivi prioritari che si sono posti governo e Parlamento, vi è da anni la risoluzione del problema delle riforme da attuare nella pubblica amministrazione, per aumentarne la produttività e ridurne i costi, introducendo nuovi caratteri di imprenditorialità e di efficienza nella gestione pubblica;

vi è poi la questione del trasferimento parziale o totale di numerosi servizi pubblici alle aziende private e il rafforzamento dei principi di autonomia degli enti locali, mediante il passaggio di molteplici competenze dallo stato centrale alle amministrazioni locali (regionali, provinciali e comunali).

L’ampliamento di alcuni servizi pubblici, come l’istruzione e la sanità, secondo i principi del Welfare State, fu molto marcato nel corso degli anni Sessanta-Settanta, quando si ebbe l’estensione della durata della scuola dell’obbligo, l’assistenza sanitaria gratuita o semigratuita alla quasi totalità della popolazione ecc.; fu un ampliamento necessario per portare l’Italia ai livelli raggiunti dagli altri paesi della Comunità Europea. Tuttavia accanto a questi interventi, che determinarono ovviamente un forte aumento del numero degli addetti, si introdussero nell’ambito della pubblica amministrazione fattori fortemente negativi.

Palazzo Farnese, Roma
Palazzo Farnese, Roma. Encarta
In molte regioni, soprattutto nel Sud, l’assunzione di personale nel pubblico impiego fu assolutamente superiore alle reali necessità; divenne una forma di assistenza, costosissima per lo stato, proponendosi come un “ammortizzatore sociale” per controbilanciare la mancanza di reali interventi nei settori produttivi e, là dove si erano avuti, il fallimento dei grandi programmi di industrializzazione. Ebbero dunque la sola funzione di assorbire una parte della popolazione disoccupata, alleviando la piaga dell’emigrazione.
Il Lazio è la regione che registra in assoluto la più elevata percentuale di addetti, sia nel complesso delle attività terziarie (circa il 73%), sia specificamente nella pubblica amministrazione (21,5%); questo enorme sviluppo del terziario trova una certa motivazione nella presenza della capitale, nella quale si concentrano la maggior parte dei ministeri e le direzioni dei principali enti pubblici. Roma è altresì una città di quasi 3 milioni di abitanti, la massima metropoli del paese. Per contro, le regioni del Nord più altamente industrializzate sono quelle con minore percentuale di pubblici dipendenti: la Lombardia e il Piemonte si attestano su una media del 12% circa di dipendenti della pubblica amministrazione. "Italia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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