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Storia dell'Austria : la seconda repubblica
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Dal 1945 al 1966 l’Austria fu governata da una coalizione formata dal Partito socialista e dal Partito popolare, secondo il principio della Sozialpartnerschaft (“compartecipazione”), che dette vita a un’economia mista in cui lo stato controllava le risorse energetiche e il sistema bancario.

Nel 1960 l’Austria fu uno dei paesi firmatari del patto che istituì l’Associazione europea di libero scambio (EFTA) e nel luglio dell’anno successivo il governo annunciò l’intenzione di entrare nella Comunità economica europea; nel 1972 il paese firmò un accordo bilaterale di libero commercio con la CEE.

Il governo di coalizione cadde nell’ottobre 1965 lasciando il posto al primo esecutivo del dopoguerra interamente formato da esponenti del Partito popolare.

Nel 1970 i socialisti formarono un esecutivo di minoranza, sotto la guida del leader Bruno Kreisky. L’era Kreisky fu caratterizzata da un rapido processo di modernizzazione e da un miglioramento delle condizioni di vita, anche grazie alle numerose riforme introdotte in materia sociale e del lavoro. In politica estera il governo di Kreisky si caratterizzò per una neutralità ancora più marcata e per l’apertura verso il mondo arabo. Kreisky si dimise nel 1983, dopo che i socialisti persero la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale.

Nel 1986, alla presidenza della repubblica austriaca venne eletto il candidato del Partito popolare Kurt Waldheim, già segretario generale delle Nazioni Unite. L’elezione di Waldheim – di cui era da poco diventata pubblica la sua partecipazione nel corpo paramilitare delle SS, il braccio armato del regime nazista tedesco – avvenne tra molte polemiche interne e internazionali.

Alle critiche e alle preoccupazioni della comunità internazionale, la società austriaca – nel cui corpo si era diffusa e rafforzata nel tempo la tesi ufficiale di un’Austria non alleata ma “prima vittima del nazismo” – reagì con fastidio, considerandole come inaccettabili ingerenze nella vita politica democratica del paese. In continuità con il sistema della Sozialpartnerschaft (“compartecipazione”) – che vedeva dagli anni Cinquanta una divisione del potere tra Partito popolare e Partito socialista e una regolamentazione congiunta dei rapporti di lavoro e del conflitto sociale tra governo, sindacati e rappresentanze padronali – nel 1986 alla guida del paese si instaurò un nuovo governo di coalizione tra i due principali partiti.

A causa della critica situazione economica del paese, a sua volta coinvolto in un drammatico processo di ristrutturazione industriale, il nuovo gabinetto varato dal socialista Franz Vranitzky fu costretto ad avviare un programma economico basato sui tagli alla spesa pubblica e sulle privatizzazioni. Nelle elezioni dell’ottobre 1990 la coalizione di governo conservò un’ampia maggioranza dei seggi del Parlamento federale, ma crebbe la forza del Partito liberale (FPÖ, Freiheitliche Partei Österreichs) di Jörg Haider, un partito dai tratti autoritari e xenofobi. Nel 1991 il Partito socialista assunse il nome ufficiale di Partito socialdemocratico. Nel 1992 fu eletto presidente Thomas Klestil, del Partito popolare, convinto sostenitore dell’ingresso dell’Austria nell’Unione Europea. Il 1° gennaio del 1995 l’Austria entrò ufficialmente nell’Unione Europea. Nello stesso anno, in seguito alle elezioni anticipate, si formò un nuovo governo di coalizione, guidato ancora da Vranitzky, ma il Partito liberale di Haider ottenne più del 20% dei voti.

Trattato di Vienna, 1955
Trattato di Vienna, 1955

La propaganda populista e xenofoba di Haider ottenne un’ulteriore affermazione nelle elezioni comunali ed europee, svoltesi contemporaneamente nell’ottobre 1996. Nel gennaio del 1997 Vranitzky lasciò la guida del governo a Viktor Klima. "Austria" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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