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La seconda intifada in Israele
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Alla fine di novembre 2000 furono annunciate elezioni straordinarie per il rinnovo del premier; a dicembre Ehud Barak rassegnò le dimissioni. Nel gennaio 2001 le delegazioni israeliana e palestinese, riunitesi a Tab’a, in Egitto, approdarono infine a un accordo che soddisfaceva le richieste palestinesi. Ma era ormai tardi; le elezioni di febbraio decretarono il trionfo di Ariel Sharon. Del suo governo, dopo una lacerante disputa, entrò a far parte anche il Partito laburista.

In aprile le forze israeliane entrarono nella striscia di Gaza, dal 1994 sotto l’amministrazione dell’Autorità palestinese, e colpirono una postazione radar siriana nel Libano meridionale. A maggio fallì un primo tentativo di mediazione degli Stati Uniti; il rapporto di una commissione guidata dall’ex senatore americano George Mitchell, che suggeriva un immediato cessate il fuoco e una sospensione della colonizzazione ebraica dei territori occupati al fine di “ricreare la fiducia” tra le due parti, venne respinto dal governo israeliano.

Dagli inizi di giugno 2001 lo scontro si fece più intenso. Le organizzazioni più radicali dell’intifada palestinese avviarono una strategia di attacchi suicidi contro le città israeliane, causando decine di vittime; l’esercito israeliano rispose con un severo blocco alla Cisgiordania e alla striscia di Gaza e con violente offensive sulle città e i villaggi palestinesi. A settembre le truppe israeliane entrarono nuovamente nei territori palestinesi; gli scontri provocarono decine di vittime. A ottobre, in risposta all’uccisione di un suo dirigente, un commando del Fronte popolare di liberazione della Palestina tese un mortale agguato a Rehavam Zeevi, ministro del Turismo e importante esponente della destra israeliana. Da novembre il conflitto si aggravò ulteriormente. Mentre Israele rafforzava la morsa intorno ai territori palestinesi e intensificava la politica di “esecuzioni mirate” a danno dei dirigenti delle principali organizzazioni palestinesi, una serie di attentati suicidi causò decine di morti nelle città e negli insediamenti israeliani.

Alla fine del mese gli Stati Uniti inviarono una nuova missione in Medio Oriente, guidata da Anthony Zinni. Tra il 2 e il 3 dicembre i centri di Gerusalemme e di Haifa furono sconvolti da due gravi attentati che causarono 31 morti e più di duecento feriti. Il giorno seguente il governo israeliano ordinò un attacco aereo su Gaza, Ramallah e altri villaggi palestinesi. Pochi giorni dopo l’aviazione bombardò il quartier generale di Yasser Arafat a Ramallah. Il 12 dicembre, in risposta a un altro grave attentato, l’aviazione israeliana bombardò la sede della televisione palestinese e alcuni edifici dell’ANP; lo stesso Arafat venne posto sotto assedio a Ramallah dalle truppe israeliane.

Ariel Sharon
Ariel Sharon
Una risoluzione dell’ONU che chiedeva la fine di “tutti gli atti di violenza” e l’invio in Medio Oriente di osservatori internazionali venne bloccata dal veto degli Stati Uniti. "Israele" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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