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Storia moderna dell'Egitto : Sadat e l’“infitah”
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Nel settembre 1971 Sadat promulgò una nuova Costituzione, sostituendo quella provvisoria del 1952, e impresse una svolta liberale al regime egiziano, sia economica (con il lancio dell’infitah, una strategia di riavvicinamento ai paesi occidentali intesa a incoraggiare gli investimenti esteri nel paese), sia politica, con il rilascio di centinaia di prigionieri politici e l’attenuazione del controllo governativo sulla stampa.

Negli anni successivi Sadat favorì un maggiore pluralismo politico e legalizzò, con alcune restrizioni, i partiti. Al fine di contrastare le componenti più radicali del quadro politico egiziano (e in particolare la sinistra nazionalista nasseriana contro la quale aveva già lanciato una forte offensiva), Sadat favorì lo sviluppo delle associazioni islamiche, assicurando loro una discreta autonomia ideologica.

Per quanto riguarda il conflitto con lo stato ebraico, la strategia di Sadat si inserì invece nel solco tracciato dal suo predecessore. Per l’Egitto, oltre che lavare l’onta della sconfitta subita nel 1967, era fondamentale recuperare i territori del Sinai, ricchi di petrolio. Firmato un trattato di amicizia con l’Unione Sovietica (1971), Sadat si riavvicinò all’Arabia Saudita, ottenendone finanziamenti che gli consentirono di riarmarsi.

Il 6 ottobre 1973, durante la festa ebraica dello Yom Kippur, l’Egitto sferrò un attacco a sorpresa contro Israele attraverso il canale di Suez, scatenando la guerra del Kippur. La guerra volse inizialmente a favore dell’Egitto, ma le forze israeliane reagirono prontamente riconquistando i territori perduti e circondando il nemico nei pressi di Suez. Le Nazioni Unite imposero allora il cessate il fuoco e stabilirono una linea di armistizio tra gli eserciti egiziano e israeliano.

"Egitto," Microsoft® Encarta

Anwar al Sadat
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