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Il barocco ed il rococco in Spagna : pittura
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Anche se la religione continuò a essere il tema centrale dell’arte spagnola, nel periodo aureo del Seicento il ventaglio dei soggetti si allargò, estendendosi anche ai dipinti storici e mitologici e alle nature morte, ambiti in cui la pittura spagnola sviluppò una tradizione molto importante. Tra i molti nomi di artisti dell’epoca vanno ricordati Bartolomé Esteban Murillo, Jusepe de Ribera, Diego Velázquez e Francisco de Zurbarán. Malgrado le differenze tra le loro opere, il lavoro di questi artisti ha come denominatore comune il fatto di avere recepito la rivoluzione naturalistica del Caravaggio. Tutti questi pittori operarono durante il periodo della Controriforma, che in campo artistico aveva elaborato una serie di precetti finalizzati all’esecuzione di rappresentazioni chiare e dirette dei temi sacri, allo scopo di aiutare i fedeli nel culto e di indurli “ad adorare e amare Dio nonché a coltivare la pietà”. Le regole erano talmente severe che chi non le rispettava poteva essere sottoposto al tribunale dell’Inquisizione (il maestro di Velázquez, Francisco Pacheco, operò come sovrintendente per l’Inquisizione di Siviglia, con il compito di garantire che gli artisti esprimessero solo idee ortodosse).

 

L’opera di Zurbarán e Murillo dimostra che tali scopi potevano essere interpretati in modi molto diversi. I dipinti più tipici di Zurbarán ritraggono la figura solitaria di un monaco o di un santo immersa nella meditazione e nella preghiera. Le sue tele sono cupe e severe e trasmettono un senso di spiritualità solenne e profonda. Murillo esordì partendo da presupposti analoghi, per poi dedicarsi a quadri incentrati sulla pietà popolare. Il suo tema preferito fu l’Immacolata Concezione, che rappresentò accompagnando la figura di Maria con vari dettagli simbolici. Dipinti di questo genere fecero la loro comparsa in Spagna nel Cinquecento e si diffusero nel secolo successivo rispecchiando la popolarità del culto mariano nel paese. I visi delle Madonne di Murillo sono dolci e sereni, resi con tinte delicate. Divennero così celebri che gli imitatori continuarono a produrne copie e variazioni per tutto il Settecento.

Zurbarán operò perlopiù a Siviglia, e Murillo vi trascorse quasi tutta la vita. All’epoca, la città era diventata il centro più ricco della Spagna, poiché era il principale porto per i contatti commerciali con le colonie americane, e faceva concorrenza a Madrid come principale sede artistica. Velázquez divise la propria esistenza tra queste due città (nacque e si formò a Siviglia per poi trascorrere gli anni della maturità alla corte di Madrid), ma venne anche due volte in Italia. A quest’ultima fu molto legato pure Ribera, che lavorò a lungo a Napoli, a quel tempo possedimento spagnolo e città dove nel 1630 era presente anche Velázquez. Come Murillo e Zurbarán, Ribera fu innanzitutto pittore di quadri religiosi, ma le sue opere sono molto diverse da quelle degli altri due artisti, poiché si caratterizzano per un realismo, talvolta al limite del virtuosismo, che rivela l’influenza del Caravaggio.

Velázquez si dedicò alla rappresentazione sia di temi religiosi sia di scene mitologiche e, agli esordi, di bodegones. Il termine bodegón indica un tipo di natura morta tipicamente spagnolo, consistente nella raffigurazione di episodi che hanno come sfondo cucine o taverne.

Tra le opere di Velázquez che risentirono maggiormente degli influssi della pittura italiana vanno ricordati due piccoli dipinti realizzati a Roma: la stupenda scena di storia contemporanea La resa di Breda (1634, Prado, Madrid) e il bellissimo nudo femminile della Venere allo specchio (1647-1651, National Gallery, Londra). Sin dal suo trasferimento a Madrid, nel 1623, anno in cui venne nominato pittore reale, Velázquez si dedicò in particolare alla ritrattistica, e in questo campo è considerato uno dei più importanti artisti della storia della pittura, con la sua ineguagliata capacità di mostrare la psicologia dei personaggi: il papa Innocenzo X osservò che il suo ritratto (Galleria Doria Pamphilj, Roma) era “troppo vero”.

Dopo gli ottimi esiti raggiunti nel Seicento, nel secolo successivo la pittura spagnola entrò in una fase di declino. Sebbene vi fossero alcune personalità nazionali di rilievo, quali il pittore di nature morte Luiz Eugenio Meléndez (Napoli 1716-1780), a corte dominarono la scena pittori stranieri, primo fra tutti il napoletano Luca Giordano, attivo a Madrid tra il 1692 e il 1702. Il pittore straniero più illustre fu il veneziano Giambattista Tiepolo, il maggiore pittore di affreschi del XVIII secolo, che negli anni Sessanta decorò i soffitti del Palazzo Reale di Madrid. Le opere calde e vibranti del Tiepolo passarono però in secondo piano quando emersero i tiepidi capolavori del tedesco Anton Raphael Mengs, fenomeno che testimonia lo spostamento del gusto verso una pittura di ispirazione neoclassica.

Murillo: Ragazzo al balcone
Murillo: Ragazzo al balcone. Encarta

Sul finire del secolo, il predominio straniero fu interrotto da Francisco Goya che non solo fu, per il suo tempo, il maggiore pittore spagnolo, ma fu anche la personalità più notevole e originale di tutta Europa nel campo delle arti figurative. In vita fu conosciuto soprattutto come ritrattista, ma oggi è apprezzato anche per altri generi quali la splendida serie dei Disastri della Guerra (1810), incisioni che mostrano – da parte di un artista al principio favorevole agli ideali della Rivoluzione francese – le atrocità dell’occupazione francese della Spagna nel corso delle guerre napoleoniche. Dallo stesso tema trae spunto uno dei suoi massimi capolavori, Il 3 maggio 1808 (1814, Museo del Prado, Madrid). Lavorò per molti anni come pittore di corte a Madrid, ma questo non gli impedì di operare al servizio della Chiesa e di essere uno dei primi artisti spagnoli a ricevere commissioni dalle classi medie emergenti. Negli ultimi anni della sua vita, Goya dipinse sulle pareti della sua casa di campagna, chiamata La Quinta del Sordo, la straordinaria serie di “pitture nere”, che raffigurano scene tragiche e ossessive. Durante il XVIII secolo la nascita di varie accademie artistiche contribuì a diffondere il neoclassicismo, smorzando lo stile barocco che in Spagna era fiorito con tanta vigoria.

Velázquez: Las meninas
Velázquez: Las meninas. Encarta
Tra le accademie fondate nel XVIII secolo vanno ricordate quelle di Madrid (1752), Valencia (1753), Barcellona (1775), Saragozza (1778), Valladolid (1779) e Cadice (1789). "Arte Spagna," Microsoft® Encarta
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