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Il rinascimento in Italia
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Nonostante le straordinarie innovazioni degli artisti rinascimentali fiorentini, tendenze e stili ancora medievali non cessarono di influenzare per qualche tempo l’arte italiana. Molto lentamente la nuova concezione artistica si affermò a Roma, visitata all’inizio del secolo da Donatello e Brunelleschi (che vi studiarono le tracce dell’antichità classica), ma poi perlopiù esclusa dalle sperimentazioni degli artisti più all’avanguardia. I principali incarichi della prima metà del Quattrocento furono affidati a personalità di minor rilievo, quali l’architetto e scultore fiorentino Antonio Filarete, che tra il 1433 e il 1445 modellò e fuse una porta di bronzo per la Basilica di San Pietro.

Solo sul finire del XV secolo artisti fiorentini di chiara fama, tra cui Botticelli e Ghirlandaio, si recarono a Roma, attirati dalle commissioni per la decorazione della Cappella Sistina in Santa Maria Maggiore. Intanto sorgevano nella capitale i primi palazzi rinascimentali, tra i quali merita di essere ricordato il Palazzo della Cancelleria, progettato da un architetto sconosciuto, probabilmente influenzato da Leon Battista Alberti.

 

Nell’Italia meridionale le idee rinascimentali si imposero ancora più lentamente: importante fu la decisione di Alfonso V, verso la metà del Quattrocento, di costruire uno spettacolare arco classico con magnifiche sculture rinascimentali a Castel Nuovo, presso Napoli.

Si consideri in particolare quest’ultima opera: la distanza dai modelli sereni e levigati proposti da artisti più giovani – quali Desiderio da Settignano e Bernardo e Antonio Rossellino – spiega le incomprensioni che Donatello dovette incontrare al termine della sua carriera. Oltre alle statue a tuttotondo, lo scultore fiorentino eseguì anche splendidi rilievi in cui viene efficacemente suggerito l’effetto della profondità attraverso la prospettiva.

Il pittore più famoso del primo Rinascimento fu senza dubbio Masaccio, che all’inizio del Quattrocento reagì all’eleganza artificiosa dello stile gotico internazionale adottato a Firenze da Lorenzo Monaco e Gentile da Fabriano.

Il più rappresentativo pittore meridionale del tempo fu il siciliano Antonello da Messina, che raggiunse esiti notevoli con la nuova tecnica della pittura a olio (forse appresa attraverso lo studio dei quadri olandesi a Napoli): suo è il merito di avere introdotto tale tecnica a Venezia, tra il 1475 e il 1476. In alcune sue tavole a soggetto religioso (ad esempio San Gerolamo nello studio, 1475 ca., National Gallery, Londra), nei penetranti ritratti e nei paesaggi Antonello mostra la capacità di ottenere straordinari effetti di luce modulando una ricca gamma cromatica.

La pittura a olio fu adottata anche da altri artisti italiani dell’epoca, tra cui si distinse il pittore Piero della Francesca. Tra le sue opere più significative sono gli affreschi armoniosi delle Storie della Croce, realizzati verso la metà del secolo nella chiesa aretina di San Francesco. Oltre che ad Arezzo, Piero fu attivo a Ferrara, Urbino e Rimini, che allora erano sedi di piccole corti umanistiche ben disposte nei confronti dei migliori artisti rinascimentali.

A Rimini, nel 1450, Sigismondo Malatesta commissionò ad Alberti la costruzione di una chiesa, il Tempio Malatestiano, per la quale l’artista propose una facciata che è un adattamento dell’arco trionfale romano. Gli spunti più arditi dell’architetto trovarono tuttavia realizzazione a Mantova, centro che tanta parte ebbe nella diffusione dei criteri rinascimentali nell’Italia settentrionale: dell’Alberti sono le chiese di San Sebastiano e Sant’Andrea. A Mantova si affermò anche la figura di Andrea Mantegna, i cui dipinti si ispirano ai rilievi antichi secondo un gusto antiquario molto diffuso tra i collezionisti dell’epoca. Lo stesso Mantegna possedeva una ricca collezione di reperti romani.

Antonello da Messina: Vergine Annunziata
Antonello da Messina: Vergine Annunziata. Encarta
Il maggior pittore settentrionale del tempo fu forse il cognato di Mantegna, il veneziano Giovanni Bellini, figlio di un altro artista di talento, Jacopo, e fratello di Gentile, anch’esso pittore di fama. Malgrado la consonanza con le tele del Mantegna, le opere giovanili di Bellini si caratterizzano per i contorni meno spigolosi e per i colori molto più ricchi e vari.
Giambellino: Pala di San Zaccaria

Come Antonello da Messina e Piero della Francesca, anche Giovanni adottò la tecnica della pittura a olio: negli anni Settanta del Quattrocento si esercitò nella rappresentazione prospettica e illusionistica, dipingendo scene sacre collocate in ambienti che sembrano essere proseguimento dello spazio occupato dallo spettatore. L’atmosfera calda e accesa della pala d’altare di San Zaccaria (1505, San Zaccaria, Venezia) preannuncia il luminoso cromatismo dei pittori veneziani della generazione successiva.

L’esperienza di Bellini dimostra l’entusiasmo con cui artisti attivi in aree distanti dall’Italia centrale abbracciarono principi innovativi del Rinascimento, sviluppando però ognuno tratti stilistici autonomi: il regionalismo rimase pertanto una caratteristica dominante dell’arte italiana, nonostante la diffusione delle teorie e delle tecniche fiorentine.

"Italia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Giambellino: Pala di San Zaccaria. Encarta
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