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Il rinascimento fiorentino : Pittura e scultura
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Benché l’interesse verso la cultura antica non fosse mai scomparso durante il Medioevo, gli artisti, i filosofi e i letterati italiani acquisirono una comprensione profonda dell’epoca classica solo nel Quattrocento. Il nuovo impulso conoscitivo partì da Firenze e determinò quella ripresa della cultura e delle forme classiche che va sotto il nome di Rinascimento. Nell’ambito delle arti figurative si ritiene generalmente che questa “rinascita” abbia raggiunto il punto di massimo sviluppo e fioritura nei primi anni del Cinquecento.

I tratti essenziali del Rinascimento artistico andarono tuttavia definendosi nella Firenze del XV secolo, con la realizzazione di progetti fortemente innovativi, quali le porte in bronzo commissionate nel 1401 a Lorenzo Ghiberti per il battistero. Ghiberti aveva vinto un concorso pubblico, cui avevano preso parte altri sei artisti (tra questi Jacopo della Quercia, che con le sue sculture avrebbe poi influenzato Michelangelo e Filippo Brunelleschi), e si era imposto grazie a una formella raffigurante il Sacrificio di Isacco(Museo del Bargello, Firenze). L’opera mostra già alcuni tratti tipicamente rinascimentali, soprattutto nel corpo di Isacco, dove si rivela l’influenza dell’antica statuaria romana.

 

Malgrado la familiarità con i canoni classici, Ghiberti rimase ancorato nei suoi ritratti alle forme eleganti e lineari tipiche del gotico: tale peculiarità lo distingue dal ben più moderno Donatello, il maggiore scultore del secolo, la cui produzione spazia tra il bronzo idealizzato del David (1430-1435 ca., Museo del Bargello, Firenze) e le rappresentazioni più espressive e sofferte della maturità, come la Maddalena (Museo dell’Opera del Duomo, Firenze).

Si consideri in particolare quest’ultima opera: la distanza dai modelli sereni e levigati proposti da artisti più giovani – quali Desiderio da Settignano e Bernardo e Antonio Rossellino – spiega le incomprensioni che Donatello dovette incontrare al termine della sua carriera. Oltre alle statue a tuttotondo, lo scultore fiorentino eseguì anche splendidi rilievi in cui viene efficacemente suggerito l’effetto della profondità attraverso la prospettiva.

Il pittore più famoso del primo Rinascimento fu senza dubbio Masaccio, che all’inizio del Quattrocento reagì all’eleganza artificiosa dello stile gotico internazionale adottato a Firenze da Lorenzo Monaco e Gentile da Fabriano.

Gli affreschi che Masaccio dipinse nella Cappella Brancacci di Santa Maria del Carmine non solo esibiscono un’efficace resa prospettica dello spazio e dei volumi, ma mostrano figure umane convincenti dal punto di vista anatomico, vigorosamente modellate grazie al chiaroscuro. Scene molto naturalistiche come La cacciata dal Paradiso terrestre sono dotate di grande drammaticità ed emotività, mentre nel Pagamento del tributo si annunciano le composizioni equilibrate e monumentali del tardo Rinascimento.

Nonostante l’abile ricerca prospettica messa in pratica da Masaccio, ad esempio nella Crocifissione affrescata in Santa Maria Novella a Firenze, gli esperimenti più audaci in questo campo furono condotti da Paolo Uccello, che applicò la prospettiva nella rappresentazione di animate scene di battaglia e, soprattutto, negli affreschi del Diluvio universale nel chiostro di Santa Maria Novella, a Firenze. Un altro artista dello stesso periodo, il domenicano Beato Angelico, assimilò invece solo alcuni caratteri della pittura rinascimentale, pur rimanendo in parte fedele alla tendenza raffinata e artificiosa di Lorenzo Monaco. Le innovazioni introdotte da Masaccio furono comprese molto meglio dall’allievo Filippo Lippi che, come Andrea del Castagno, si ispirò anche a Donatello.

Il Beato Angelico, Domenico Veneziano e Filippo Lippi inventarono il genere della “sacra conversazione”, pala d’altare in cui la Vergine, il Bambino e le figure di santi che li circondano sono rappresentati in una scena unitaria anziché su pannelli separati come avveniva nell’arte gotica; i personaggi mostrano inoltre una consapevolezza e uno spessore umano sconosciuti alle analoghe raffigurazioni medievali. Per rendere in modo più naturale la luce e gli effetti chiaroscurali, gli artisti di quest’epoca non esitarono inoltre a confrontarsi con le soluzioni adottate dalla contemporanea arte fiamminga.

Ghiberti: Storie di Isacco
Ghiberti: Storie di Isacco. Encarta
La successiva generazione di artisti fiorentini accentuò e sviluppò la vivacità e il naturalismo tipicamente rinascimentali. Ne è un esempio la pala d’altare con il Martirio di san Sebastiano (National Gallery, Londra) realizzata dal Pollaiolo, pittore e scultore che esercitò notevole influenza sugli artisti più giovani: si osservi in particolare la resa dell’anatomia umana, vista da diverse angolazioni.
Un’altra famosa bottega del tempo fu quella di Andrea del Verrocchio, scultore e pittore che negli anni Settanta del XV secolo contribuì alla formazione di Leonardo da Vinci e di altri artisti di talento. Il capolavoro giovanile di Leonardo, l’Adorazione dei Magi (1481, Uffizi, Firenze), lasciato incompiuto, presenta un innovativo impianto piramidale e spaziale che anticipa il carattere monumentale delle sue opere successive.
Masaccio: Cacciata dal Paradiso

Sebbene la produzione leonardesca contenga già i germi degli sviluppi che si ebbero nel tardo Rinascimento, molti pittori contemporanei perseguirono finalità del tutto differenti. Tra i più originali vi fu Sandro Botticelli, allievo di Filippo Lippi e autore di una serie di dipinti enigmatici e allegorici come La Primavera (1478). Nella Nascita di Venere (1482 ca., Uffizi, Firenze), nonostante il soggetto di sapore classico, la grazia e la linearità del disegno ricordano tuttavia le opere degli artisti prerinascimentali. Se lo stile di Botticelli è riconducibile a Filippino Lippi, figlio di Filippo, un orientamento completamente diverso fu adottato da Domenico Ghirlandaio: i suoi affreschi della chiesa di Santa Maria Novella (completati nel 1490) testimoniano un notevole interesse per la narrazione cronachistica, ritraendo con grande realismo personaggi viventi, abbigliati alla moda e colti nelle vie della città, quasi come in una fotografia d’epoca.

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Masaccio: Cacciata dal Paradiso. Encarta
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