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Cina nel 19 ° secolo : ribellione dei Taiping
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A metà del XIX secolo le fondamenta dell’impero furono scosse dalla rivolta dei Taiping, una rivoluzione popolare di carattere religioso, sociale ed economico guidata da Hong Xiuquan, autoproclamatosi fratello minore di Gesù, con il mandato divino di liberare la Cina dal dominio manciù e di stabilirvi una dinastia regnante cristiana. La ribellione scoppiò nella provincia di Guangxi dal 1849 al 1851, e nel 1853 si estese verso nord. I Taiping stabilirono la propria capitale a Nanchino dopo essere stati fermati nella loro avanzata verso Pechino; nel 1860 erano ormai saldamente insediati nella valle del Chang Jiang e minacciavano di prendere Shanghai.

 

La dinastia Manciù modificò la propria politica nell’intento di far sopravvivere l’impero. Dal 1860 al 1895 furono numerosi i tentativi di risolvere i problemi sociali ed economici interni, adottando tecnologie e sistemi di governo occidentali per rafforzare il potere dello stato; nel contempo, tutte le ribellioni (compresa quella dei Taiping) furono soffocate con la forza. Tuttavia, la classe dei funzionari centrali rimase culturalmente inadeguata al compito della modernizzazione del paese, così che i tentativi della Cina per rafforzare le istituzioni dello stato e avviare un processo di riforma economica non ebbero successo.
Spartizione in sfere d’influenza

Nel 1875 le potenze occidentali e il Giappone iniziarono a smantellare il sistema cinese degli stati tributari del Sud-Est asiatico. Le Ryukyu furono poste sotto il controllo giapponese; dopo la guerra franco-cinese del 1884-85 il Vietnam venne incorporato nell’impero coloniale francese, mentre l’anno successivo la Gran Bretagna si annetteva la Birmania. Nel 1860 la Russia conquistò le province marittime della Manciuria settentrionale e le zone a nord del fiume Amur. Nel 1894 gli sforzi giapponesi di togliere alla Cina la sovranità sulla Corea provocarono la guerra cino-giapponese, nella quale l’impero celeste subì una pesante sconfitta (1895) che lo costrinse a riconoscere l’indipendenza della Corea e a cedere al Giappone l’isola di Taiwan e la penisola del Liaodong, nella Manciuria meridionale.

Le potenze occidentali reagirono immediatamente, esigendo che il Giappone restituisse la penisola del Liaodong in cambio di una considerevole indennità di guerra. Nel 1898, incapace di far fronte alle molteplici pressioni di cui era oggetto, la Cina era ormai stata divisa di fatto in diverse zone di influenza economica.
Alla Russia fu concesso di costruire ferrovie attraverso la Manciuria e la penisola del Liaodong, oltre a una serie di diritti economici esclusivi su tutto il territorio della Manciuria. Altri diritti esclusivi sullo sviluppo di ferrovie e di giacimenti minerari furono concessi alla Germania nella provincia dello Shandong, alla Francia nelle province meridionali di confine, alla Gran Bretagna nelle province rivierasche del Chang Jiang e al Giappone nelle province costiere del Sud-Est. A seguito della guerra russo-giapponese del 1904-1905, i diritti russi sulla Manciuria meridionale furono trasferiti al Giappone. Gli Stati Uniti, nel tentativo di preservare i loro diritti senza entrare in conflitti territoriali, rilanciarono la politica della porta aperta: la posizione paritaria di tutte le nazioni sul territorio cinese non avrebbe dovuto in nessun modo essere mutata, ovvero, nessuna
Rivolta dei Taiping
Rivolta dei Taiping. Encarta
nazione avrebbe potuto esercitare alcun diritto di prelazione rispetto alla libertà di accesso nei porti cinesi, dando così alle potenze occidentali eguali diritti commerciali entro le sfere d’influenza.
Movimenti riformatori e rivolta dei Boxer

Nel 1898 un gruppo di riformatori illuminati mise a punto un programma di riforme in grado di trasformare la Cina in un’efficiente monarchia costituzionale moderna. Ufficiali manciù appoggiati dall’imperatrice madre Cixi sequestrarono però l’imperatore Guangxu, e con l’aiuto di militari lealisti soffocarono il movimento di riforma.

Dopo che nel 1900 la xenofoba rivolta dei Boxer, sostenuta dagli ambienti di corte, fu stroncata da un corpo di spedizione occidentale inviato a Pechino, il partito tradizionalista di corte ebbe modo di misurare l’inconsistenza della politica reazionaria adottata e, ormai in ritardo, varò un piano di riforme sul modello di quello che aveva radicalmente cambiato il volto del Giappone (1902). Proprio la disfatta nella guerra cino-giapponese favorì Sun Yat-Sen nella sua propaganda rivoluzionaria in favore dell’instaurazione in Cina di un governo repubblicano e progressista. Nell’ottobre del 1911 una rivolta scoppiò ad Hankou, nella Cina centrale, per diffondersi subito in tutte le province dell’impero. Il capo di stato maggiore imperiale, generale Yuan Shikai, trattò con i ribelli, e il 14 febbraio 1912 un’assemblea rivoluzionaria riunita a Nanchino lo acclamò primo presidente della neocostituita Repubblica di Cina. Lo stesso anno Pu Yi, l’ultimo imperatore cinese, abdicava all’età di sei anni. "Cina," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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