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Storia dell'Argentina : regime militare e la guerra delle Falkland
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Nei mesi immediatamente successivi al colpo di stato militare, il terrorismo continuò a dilagare; Videla lanciò allora la sua campagna di terrore contro gli avversari politici, basata su arresti, torture e assassinii di massa. La situazione economica rimase caotica; Videla fu sostituito dal maresciallo Roberto Viola (nel marzo 1981), a sua volta deposto meno di un anno dopo dal generale Leopoldo Galtieri. Il governo di quest’ultimo riuscì a raccogliere il paese attorno a sé nell’aprile 1982, occupando le isole Falkland (Islas Malvinas per gli argentini), ma dopo la breve

guerra delle Falkland la Gran Bretagna recuperò le isole, screditando senza appello il dittatore, che fu sostituito dal generale Reynaldo Bignone. Nell’ottobre del 1983, in una situazione di crisi economica estrema, con un debito estero senza precedenti e un’inflazione superiore al 900% annuo, il paese tenne le prime elezioni presidenziali democratiche dopo dieci anni, eleggendo il candidato del Partito radicale Raúl Alfonsín. Questi guidò il paese nel ritorno alla democrazia: le forze armate furono riorganizzate; i precedenti leader militari e politici emarginati; il debito estero fu ricontrattato e progressivamente ridotto; vennero introdotte riforme fiscali. Risultò invece insoluto il nodo dell’inflazione e delle gravi violazioni dei diritti umani avvenute durante tutto il precedente regime militare (che avevano causato anche la morte di circa 30.000 oppositori, molti dei quali desaparecidos, “scomparsi”).

Alle presidenziali del maggio 1989 il candidato peronista Carlos Saúl Menem fu eletto presidente. Menem impose un drastico programma di austerità d’ispirazione neoliberista, ed entro i primi anni Novanta riuscì a frenare l’inflazione, pareggiare il bilancio, privatizzare le aziende di stato e saldare i debiti del paese con le banche. Nel 1990, con il paese ancora sottoposto a gravi tensioni e al ricatto delle gerarchie militari, Menem concesse l’amnistia agli esponenti del regime militare con un legge detta “dell’obbedienza dovuta”.

Nel 1993 Menem ottenne una modifica della Costituzione per ripresentarsi alle elezioni presidenziali. Alle elezioni del 1995 fu rieletto alla presidenza, ma subito dopo grosse divisioni si verificarono all’interno del partito di governo, che prefiguravano già la lotta per la successione.

Menem
Menem
Menem fu accusato di corruzione, assieme a tutto l’entourage governativo, dal suo ex ministro dell’Economia Domingo Cavallo. Nel 1997 la grave situazione economica e sociale causò una forte ripresa del conflitto sindacale e politico (rivolto anche a scongiurare il piano governativo di deregolamentazione del mercato del lavoro), e nelle elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati il Partito giustizialista perse la maggioranza assoluta. "Argentina" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
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