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Storia della Nuova Zelanda : La questione maori
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Dal dopoguerra agli anni Settanta il continuo alternarsi di coalizioni governative laburiste e conservatrici ruotò intorno alle questioni del welfare e dell’intervento statale nell’economia. Nel 1984 i laburisti assunsero il controllo del Parlamento e, sotto la guida di David Lange, il governo diede inizio a grandi riforme economiche che ridussero notevolmente i controlli governativi e abrogarono le barriere doganali. Dopo le elezioni del 1990, il nuovo esecutivo nazionalista guidato da Jim Bolger avviò un processo di privatizzazione delle aziende statali e operò drastici tagli al sistema previdenziale. In seguito al referendum del 1992, il sistema elettorale fu modificato in senso proporzionale. Questo provvedimento accentuò tuttavia l’instabilità della vita politica neozelandese. Le elezioni del 1996 furono vinte dal partito di Bolger, che formò un governo di coalizione con un partito nazionalista (New Zealand First) guidato da Winston Peters, di discendenza maori.

Negli anni Sessanta e Settanta i maori rivendicarono per i membri della comunità maggiori opportunità economiche, sociali e culturali. Il problema fondamentale, tuttavia, riguardava la restituzione di terre sulla base del trattato di Waitangi. Venne istituito un apposito tribunale per esaminare le rivendicazioni territoriali dei maori, ma la lentezza dei procedimenti condusse nel 1994-95 a forti proteste della comunità. Il 22 maggio 1995 il primo ministro Bolger e Te Arikinui Dame Te Atairangikaahu, regina dei tainu (il più numeroso clan tribale maori), firmarono un accordo relativo a oltre 50.000 ettari di terra illegalmente acquisita dai coloni europei durante gli anni Sessanta dell’Ottocento. Una parte dei terreni venne risarcita in denaro, un’altra parte fu restituita ai maori.

Alla fine del 1999 il Partito laburista di Helen Clark vinse le elezioni legislative, riconquistando la guida del paese dopo nove anni di supremazia conservatrice. La nuova premier costituì un esecutivo con una forza della sinistra radicale, Alliance, avviando un programma economico e sociale in controtendenza rispetto alle politiche neoliberiste del precedente governo. Nel 2002, la defezione degli alleati causò il ricorso a elezioni anticipate, che il Partito laburista di Helen Clark si aggiudicò agevolmente.

Nel 2003 la Nuova Zelanda, a differenza dei vicini australiani, non si associò all’alleanza antirachena promossa dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Promosse al contrario il multilateralismo, avvicinandosi all’Unione Europea e soprattutto alla Francia, con le quali moltiplicò le relazioni istituzionali ed economiche. Stabilì anche rapporti con la Cina, rivolti a una più stretta collaborazione economica tra i due paesi. Nel 2004 il Parlamento neozelandese votò a favore dell’istituzione di unioni civili tra persone dello stesso sesso. Grazie a un favorevole andamento dell’economia e a una contenutissima disoccupazione, Helen Clark si aggiudicò anche le elezioni del settembre 2005, sebbene con un margine molto ristretto sul Partito nazionale.

Maori Nuova Zelanda
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Nel 2006 la Nuova Zelanda partecipa con l’Australia a diverse operazioni di mantenimento della pace nella regione, in particolare a Timor Orientale e a Tonga. Ad agosto muore, all’età di 75 anni, la regina maori Te Arikinui Dame Te Atairangikaahu. Gli succede il figlio Tuheitia Paki. "Nuova Zelanda," Microsoft® Encarta
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