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Storia degli Stati Uniti : Le presidenze Nixon, Ford e Carter
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Sotto la presidenza del repubblicano Richard Nixon, succeduto nel 1969 a Johnson, la diplomazia americana, incarnata dal 1973 dal segretario di stato Henry Kissinger, conobbe una profonda svolta. Dopo aver avviato un faticoso ritiro delle truppe americane dal Vietnam e le trattative con Hanoi (culminate in una tregua nel 1973 e nella pace nel 1975), Nixon perseguì una politica di distensione con l’Unione Sovietica (accordo SALT I per la limitazione delle armi strategiche), mirando nel contempo a normalizzare le relazioni con la Cina comunista con la cosiddetta “diplomazia del ping-pong” (1972). Gli Stati Uniti svolsero anche un ruolo centrale nel Medio Oriente e nell’America latina, dove interferirono pesantemente sostenendo anche colpi di stato e brutali dittature pur di contrastare l’affermarsi di regimi ritenuti ostili (come ad esempio in Cile) e il fenomeno terzomondista della guerriglia.

In politica interna, Nixon cercò di ripristinare la stabilità sociale, scossa dai forti movimenti di protesta del decennio precedente, e di rilanciare l’economia, mettendo fine alla convertibilità del dollaro (1971). Rieletto nel 1972, Nixon venne travolto nel 1973 dall’esplosione dello scandalo Watergate, che da inchiesta giornalistica assurse a simbolo della battaglia per la libertà di opinione, valore costitutivo della storia americana, calpestata dalle illegalità perpetrate dall’amministrazione. Costretto a dimettersi nell’agosto del 1974, venne sostituito dal vicepresidente Gerald Ford.

L’eco non sopita dello scandalo Watergate e la recessione economica seguita alla crisi del petrolio favorirono la riconquista della Casa Bianca da parte dei democratici di Jimmy Carter. Questi cercò di rafforzare il prestigio americano scosso dalla guerra del Vietnam, rilanciando un’azione internazionale di segno nuovo, che ebbe il suo maggior successo nella mediazione tra egiziani e israeliani che si concluse con gli accordi di pace di Camp David (1978). Parte di questa nuova politica fu anche la firma del trattato (1977) con cui gli Stati Uniti si impegnarono a restituire allo stato di Panamá la sovranità sul canale a partire dal 2000. Alla grave crisi economica Carter oppose una politica di austerità, sollevando il malcontento delle fasce sociali più deboli. Più della crisi economica, furono però due eventi di eccezionale portata internazionale a fiaccare nel 1979 il governo di Carter: la rivoluzione islamica in Iran (gennaio) e l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Unione Sovietica (dicembre).

dell’Afghanistan, Carter rispose con severe contromisure (sospensione degli accordi sulle armi atomiche, embargo dei cereali, avvio del programma degli euromissili). L’ultimo anno di presidenza fu drammaticamente segnato dalla lunga “crisi degli ostaggi”, che oppose Washington al nuovo governo islamico insediatosi a Teheran dopo la cacciata dello scià Reza Pahlavi; la crisi si sarebbe risolta solo nel 1981, con la nuova amministrazione repubblicana, con una vendita sottobanco di armi al regime dell’ayatollah Khomeini.

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Scandalo Watergate
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