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La popolazione italiana e la demografia dell'Italia
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La popolazione italiana è consistente, toccando i 58.147.733 abitanti (2007), con una densità media di 198 abitanti per km², un valore molto alto, sei volte la media del continente europeo (32 abitanti per km²).

Andamento demografico

Il primo censimento della popolazione italiana fu effettuato l’anno stesso della conseguita unità del paese, cioè nel 1861; gli abitanti risultarono 26,3 milioni (includendo anche gli abitanti del Veneto e dello Stato Pontificio, che ancora non facevano parte del Regno d’Italia; se si escludono, il dato è di 22,2 milioni). Da allora si eseguono regolari censimenti decennali, con l’esclusione del 1891 per problemi finanziari e del 1941 per via della guerra in corso; nel 1936 si tenne un censimento straordinario.

Al censimento del 1961, cioè un secolo dopo l’Unità, la popolazione risultò raddoppiata, toccando i 50,6 milioni;

al censimento più recente, che è del 2001, il valore fu pari a 56,3 milioni e, dato chiaramente significativo, gli abitanti erano diminuiti di 472.000 rispetto al 1991, mostrando così, per la prima volta, un decremento rispetto al passato. Questo andamento di iniziale, elevato accrescimento, seguito da un aumento assai modesto, poi da una stasi (crescita zero) e da una vera e propria diminuzione (incremento negativo), è comune a tutti i paesi a economia avanzata; ciò che soprattutto caratterizza l’Italia è la rapidità con cui si è manifestato il fenomeno.

In Italia si è dunque verificata un’“esplosione demografica”, tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, un accrescimento dovuto a una natalità rimasta tradizionalmente molto alta, superiore a quella media dell’Europa, mentre per le migliorate condizioni economiche e sociali la mortalità andava man mano diminuendo; al contrario, negli ultimi vent’anni si è determinato un vero e proprio crollo del numero delle nascite. Oggi l’Italia è tra i paesi al mondo col più basso indice di nascite, con una media di 1,29 figli per donna (2007), il che chiaramente non consente il cosiddetto “ricambio delle generazioni”. Se il fenomeno rimarrà costante, si registrerà nel nostro paese, nei prossimi decenni, una forte diminuzione della popolazione. Le ragioni di questa riduzione sono da imputare a fattori economici e sociali. Significativamente è cambiata, nel recente passaggio dalla condizione rurale a quella industriale, la struttura della famiglia. La tradizionale “famiglia allargata”, che includeva di norma tre generazioni, essendo composta dai nonni, dalla coppia dei coniugi e dai figli, si è trasformata nella “famiglia nucleare” (genitori e figli, sempre più spesso anzi un solo figlio o nessun figlio), cui si aggiunge il crescente fenomeno dei single, cioè di famiglie formate da un solo componente, non sposato o divorziato. Tutto questo ha riflessi sul tasso di fecondità, cioè sulla capacità della popolazione di mantenere positivo il saldo naturale, il cui deficit tuttavia è compensato dall’immigrazione.

La popolazione italiana

Vie di Firenze

L’andamento demografico varia però in modo notevole da regione a regione; a grandi linee, la popolazione dell’Italia settentrionale nell’ultimo decennio è diminuita dell’1,5%, il Centro è rimasto pressoché stazionario, il Meridione si è accresciuto di poco più del 2%. Con l’unica eccezione del Trentino-Alto Adige, in tutte le regioni del Nord il numero dei nati è inferiore a quello dei morti, e lo stesso vale per il Centro, a eccezione del Lazio. Nel Meridione invece solamente il Molise registra un saldo negativo. Vi sono regioni, come la Liguria, nelle quali la popolazione va da tempo diminuendo in modo rilevante, in particolare a Genova; in altre regioni, come il Veneto, che era una tradizionale area di famiglie molto numerose, il crollo delle nascite è invece un fenomeno recente; nel Meridione, infine, in particolare in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, la diminuzione dell’indice di natalità avrà effetti sensibili solo fra due o tre generazioni.

Importantissima conseguenza delle trasformazioni demografiche recenti è l’invecchiamento della popolazione: è aumentata cioè la percentuale degli anziani (sono considerate tali, ai fini delle rilevazioni dell’Istituto italiano di statistica, le persone con oltre sessant’anni), mentre è diminuita quella dei giovani (la popolazione con meno di vent’anni). Ancora attorno agli anni Cinquanta gli anziani erano pari al 13% della popolazione e i giovani erano sul 40%; i due valori si sono oggi così modificati: la popolazione sotto i 14 anni è il 14% del totale; quella sopra i 60 anni è il 26% (2007).

All’invecchiamento della popolazione contribuisce un altro fenomeno demografico di grande rilievo in Italia, dovuto alle migliorate condizioni alimentari e di assistenza sanitaria: l’allungamento della vita media, o più propriamente l’aumento della speranza di vita alla nascita. In Italia, che è tra i paesi con vita media più lunga, la speranza di vita alla nascita è di 79,9 anni (2007) in media, con un dato di 77 anni per gli uomini e di 83,1 anni per le donne: dal 1970 a oggi, per entrambi i sessi, la vita media si è allungata di sette anni.
Gli abitanti dell'Italia
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