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Storia del Nepal : Sull'orlo del baratro
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Alla morte di Mahendra, nel 1972, il trono passò al figlio Birendra Bir Bikram, il quale tentò inizialmente di opporsi alla crescente richiesta di democratizzazione. Nel 1980 il sistema dei panchayat fu confermato da un referendum, ma divenne elettivo il panchayat nazionale. La modifica non soddisfece tuttavia le opposizioni. Agli inizi del 1990 una grande manifestazione promossa dal Congresso e dai comunisti fu repressa nel sangue; subito dopo, il sovrano fu costretto a promulgare una Costituzione multipartitica e la guida del paese fu affidata a un governo di unità nazionale. A partire dal 1991, si susseguirono fragili governi che non riuscirono ad assicurare al paese una stabilità politica né a rilanciarne l’economia. Nel 1995 comparve nelle campagne un fenomeno guerrigliero di ispirazione maoista, che andò via via intensificandosi fino a minacciare la stessa capitale Kathmandu.

Agli inizi di giugno del 2001 il re Birendra, la regina Aiswarya e diversi altri membri della famiglia reale furono sterminati a colpi d’arma da fuoco nella loro residenza. Il massacro venne prima attribuito a un gesto di follia di Dipendra (il principe ereditario che, ferito a sua volta, morì due giorni dopo), poi a un “malaugurato incidente” dovuto a un non accorto uso di un’arma automatica. Sul trono nepalese si insediò il fratello del re, Gyanendra Bir Bikram, ritenuto da molti implicato nella strage. Il paese piombò nel caos. La guerriglia maoista sferrò una violenta offensiva, attaccando a più riprese l’esercito regolare. In luglio si costituì un nuovo governo guidato dall’esponente del Congresso Sher Bahadur Deuba, il quale tentò inutilmente di avviare negoziati con la guerriglia. In novembre Gyanendra proclamò lo stato d’emergenza.

Nel maggio 2002, dopo mesi di violenti combattimenti tra la guerriglia maoista e l’esercito regolare, il Parlamento, contrario alla prosecuzione dello stato d’emergenza, fu sciolto. Le nuove elezioni, inizialmente previste per novembre, vennero rinviate indefinitamente. Un tentativo di dialogo con la guerriglia si arenò di fronte alla richiesta dell’elezione di un’Assemblea costituente. Nella primavera 2004 il paese venne attraversato da un’ondata di proteste. Ad agosto, la guerriglia maoista circondò Kathmandu, tagliando per più di una settimana le comunicazioni tra la città e il resto del paese.

Nel febbraio 2005 Gyanendra proclamò nuovamente lo stato d’emergenza, assumendo direttamente il potere. Le proteste interne e internazionali indussero tuttavia il re a revocare lo stato d’emergenza. A settembre, la guerriglia maoista annunciò una tregua unilaterale e a novembre siglò un patto con le altre opposizioni per indurre Gyanendra a indire nuove elezioni. Nel gennaio 2006 la guerriglia maoista sospese la tregua. Ad aprile, sfidando il coprifuoco, le opposizioni animarono una massiccia protesta di massa in tutte le città del paese. Dopo tre settimane di scontri che provocarono diversi morti e centinaia di feriti tra i manifestanti, il re Gyanendra fu costretto ad avviare un dialogo con le opposizioni e a restaurare il Parlamento. A giugno iniziarono le trattative tra il governo e la guerriglia; a novembre venne firmato un accordo che prevedeva la formazione di un governo di transizione con la partecipazione di membri della guerriglia.

Birendra Bir Bikram
Birendra Bir Bikram. Encarta
"Nepal" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
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