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Storia dell'Indonesia : il nazionalismo e l’occupazione giapponese
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All’inizio del XX secolo le autorità olandesi avviarono nella regione indonesiana la cosiddetta “politica etica”, che portò alla costituzione di una classe dirigente locale. Subito si manifestarono i primi segni di presa di coscienza nazionale, che si concretizzarono nell’attività del primo movimento nazionalista e antiolandese, l’Unione islamica (Islam Sarekat). Fondata nel 1912, l’Unione islamica contava nel 1918 oltre 2 milioni di membri nell’intero arcipelago. La reazione olandese fu dapprima conciliante: al termine della prima guerra mondiale fu istituito il Volksraad (Consiglio del popolo), assemblea consultiva dei maggiori gruppi etnici delle isole. I leader nazionalisti si rifiutarono di far parte dell’assemblea, e lo scoppio di rivolte a Giava (1926) e nella sezione occidentale di Sumatra (1927) contribuì all’irrigidimento delle posizioni degli olandesi, che adottarono una politica repressiva nei confronti del movimento nazionalista.

Quest’ultimo trovò un nucleo più strutturato ed efficiente nel Partito nazionalista indonesiano di Akmed Sukarno e Muhammad Hatta, che crebbe di popolarità nonostante la persecuzione dei suoi dirigenti, costretti al carcere o all’esilio.

L’invasione giapponese dell’Indonesia aprì al movimento nazionalista locale nuove prospettive. Nel 1942 i giapponesi, dopo aver occupato l’arcipelago e intendendo guadagnarsi l’appoggio della popolazione locale, concessero a Sukarno ampia autonomia. Nonostante la durezza del regime di occupazione, la nascita di embrioni di istituzioni politiche nazionali bastò inizialmente a garantire ai giapponesi l’appoggio della classe dirigente locale: nell’ottobre del 1944 Tokyo promise l’indipendenza al paese.

Il 17 agosto 1945, due giorni dopo la resa del Giappone, Sukarno e Hatta proclamarono l’indipendenza della Repubblica di Indonesia, assumendone la guida. Londra, convintasi del sostegno popolare alla neonata Repubblica, cercò una mediazione fra l’Indonesia e gli olandesi, ansiosi di ristabilire il controllo sulla colonia. Nel novembre 1946, con l’accordo di Linggajati, le autorità olandesi consentirono l’insediamento di una repubblica a Giava e Sumatra, conservando il controllo del resto dell’arcipelago, tra cui alcune importanti zone petrolifere. Nel luglio 1947, pretese violazioni all’accordo furono utilizzate dagli olandesi per rioccupare militarmente ampie regioni di Giava e Sumatra. L’intervento delle Nazioni Unite favorì la ripresa delle trattative, che portarono alla firma dell’accordo di Renville. Nel 1948, ignorando la linea del cessate il fuoco, gli olandesi assediarono Yogyakarta, incarcerando o espellendo i leader nazionalisti indonesiani. La controffensiva scatenata dai nazionalisti, unita alla pressione della comunità internazionale, costrinse però gli olandesi ad accettare, in una conferenza convocata a L’Aia nel 1949 (accordi della Tavola rotonda), la cessione di tutti i loro possessi indonesiani (a eccezione della Nuova Guinea) a una Repubblica federale degli Stati Uniti d’Indonesia, legata ai Paesi Bassi da un’Unione indonesiano-olandese. Subito dopo il passaggio dei poteri, gli stati federati si riunirono tuttavia in un’unica entità repubblicana, dando vita al nuovo stato indonesiano. "Indonesia," Microsoft® Encarta
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