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Storia della Norvegia : La Norvegia e l’Europa
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Nel 1970 il governo norvegese fece richiesta di adesione alla Unione Europea. La scelta fu condivisa dai laburisti, ma non dalla maggioranza della popolazione norvegese, che nel 1972 con un referendum la respinse. Nel 1973 i laburisti tornarono alla guida del paese. Nello stesso anno la Norvegia firmò con la Comunità Europea solo un accordo di libero scambio. Le prospettive economiche del paese erano del resto state notevolmente modificate alla fine degli anni Sessanta dalla scoperta di vasti giacimenti di petrolio e di gas nel settore norvegese del Mare del Nord. Dal 1981 alla guida del paese si alternarono governi di coalizione conservatori e governi di minoranza laburisti.

Nel 1991 salì al trono Harald V, figlio di Olaf V. Nel 1994 un nuovo referendum respingeva, con il 52,4% di voti, l’adesione della Norvegia all’Unione Europea. Determinante nella scelta antieuropea fu il voto nelle zone rurali (che temevano l’erosione dei cospicui sussidi governativi a sostegno della pesca e dell’allevamento) e delle donne (che temevano invece la messa in discussione delle politiche sociali). Elemento non secondario fu inoltre la preoccupazione diffusa che la partecipazione all’Unione Europea potesse avere ripercussioni negative sulla rigorosa legislazione ambientalista norvegese, all’avanguardia nel mondo.

La vittoria dei laburisti alle elezioni del 1997 non fu sufficiente a riportarli al governo, la cui guida passò alla coalizione di centrodestra capeggiata dal cristiano-popolare Kjell Magne Bondevik, mentre il Partito del progresso, di estrema destra, registrò un’incredibile ascesa tanto da divenire, con il 15% dei voti, la seconda formazione politica del paese. Tuttavia l’instabilità del governo, la crisi economica internazionale, la caduta del prezzo del petrolio portarono a un rallentamento dell’economia e, nel marzo 2000, alle dimissioni di Bondevik, che fu sostituito alla guida del governo dal laburista Jens Stoltenberg. Nello stesso mese la Norvegia partecipò con altri alleati della NATO all’offensiva “Allied Force” contro la Serbia.

Le elezioni del 2001 confermarono ancora una volta il Partito laburista come il primo partito della Norvegia, ma ne registrarono altresì un rovinoso calo di consensi (il più basso dal 1927), tanto da portare alle dimissioni di Stoltenberg e alla formazione di un nuovo governo di coalizione guidato da Bondevik con l’appoggio dei conservatori e dei liberali. Pur sostenuto da una crescita economica dell’1,6% e da un’inflazione ferma all’1,3%, che gli permisero nel corso del 2002 di raggiungere gli obiettivi economici prefissati, il governo di centrodestra dovette ricorrere più volte all’appoggio dei partiti esterni alla coalizione. Nel 2003 la Norvegia approvò l’offensiva angloamericana contro il regime di Saddam Hussein, inviando un piccolo contingente in Iraq.

Nelle elezioni legislative del settembre 2005 il Partito laburista riconquista il primo posto, guadagnando consensi (32,7% dei voti) e seggi (61). Rafforza la sua presenza in Parlamento l’estrema destra del Partito del progresso, che ottiene il secondo posto (22,1% dei voti e 38 seggi) precedendo i conservatori (14,1% dei voti e 23 seggi). Il nuovo governo, guidato dal leader laburista Jens Stoltenberg, vede la partecipazione del Partito della sinistra socialista (per la prima volta al governo del paese) e del Partito di centro (per la prima volta alleato delle sinistre). Il nuovo governo ha incluso tra i suoi primi provvedimenti il ritiro del contingente norvegese dall’Iraq. "Norvegia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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