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Letteratura italiana al settecento : Neoclassicismo e preromanticismo
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Il secondo Settecento vide anche il dispiegarsi di due esperienze culturali tra loro diverse ma in parte intrecciate e ancora vive nei primi decenni dell’Ottocento: il neoclassicismo e il preromanticismo. La prima, col supporto di una teoria moderna (Storia dell’arte nell’antichità, 1764, di Johann Winckelmann), riproponeva i principi della tradizione classicistica, valorizzando in particolare, specie in area tedesca, la tradizione greca come originale rispetto a quella latina; e in Italia, in età napoleonica, il gusto neoclassico assecondava il potere (Vincenzo Monti).

 

Col termine preromanticismo si indicava invece una serie di esperienze valorizzanti, nell’individuo, risorse conoscitive diverse dalla ragione e che avevano trovato espressione nell’opera di Jean-Jacques Rousseau, in scrittori di lingua tedesca e inglese quali Albrecht von Haller, Friedrich Klopstock, Salomon Gessner, Thomas Gray, Edward Young e soprattutto nei canti ossianici, oltre che, in Germania, nello Sturm und Drang. Alla penetrazione in Italia di queste opere e autori, fatto che permeò anche il neoclassicismo di una sensibilità nuova, dette un grande contributo il padovano Melchiorre Cesarotti, il quale tradusse tempestivamente le Poesie di Ossian (1763 e poi 1772 e 1801), che ebbero grande influenza anche su Foscolo e Leopardi e che contribuirono a diffondere il gusto preromantico in Italia, in particolare nell’area settentrionale in età napoleonica.

"Letteratura italiana," Microsoft® Encarta

Apollo del Belvedere
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