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Storia dell'Italia : Trasformazioni nel quadro politico in Italia e nascita dei “poli
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Quasi contemporaneamente agli sconvolgimenti internazionali si aprì l’inchiesta sulla cosiddetta “Tangentopoli”. L’operazione, battezzata “Mani pulite”, partita nel febbraio del 1992 per iniziativa della magistratura di Milano e poi via via estesa ai distretti giudiziari di molte regioni italiane, mise a nudo l’intreccio politica-affari che aveva consentito per anni ai partiti di realizzare un sistema di finanziamento illegale e a molti imprenditori di godere di favori nell’assegnazione degli appalti. Le inchieste di Mani pulite nel volgere di due anni travolsero il mondo politico, provocando il crollo della vecchia classe dirigente e la disgregazione dei partiti tradizionali. I due principali partiti di governo, il Partito socialista e la Democrazia Cristiana, persero più di altri la fiducia dei loro elettori, indignati per gli scandali. La Democrazia Cristiana decise di rinnovarsi sostituendo i vecchi dirigenti e cambiando il nome in quello di Partito popolare italiano, ma non riuscì a mantenere la precedente forza elettorale, che era stata sempre al di sopra del 30% dei voti, e di lì a poco si scisse in tre formazioni minori. Analoga sorte toccò al Partito socialista, frantumatosi in diversi piccoli partiti e praticamente scomparso dalla scena politica italiana.

A rivoluzionare il quadro politico contribuì l’affermazione del movimento leghista. Dalla fusione della Lega lombarda con analoghe formazioni regionaliste nacque nel 1991 la Lega Nord, che nelle elezioni politiche del 1992 si affermò come la quarta forza politica nazionale e nelle elezioni amministrative del 1992 e del 1993 insediò i suoi sindaci in molte città del Nord, fra le quali Milano, Varese, Como e Monza. La Lega era espressione della protesta delle regioni più ricche contro il malgoverno del paese, lo spreco di denaro pubblico, l’allargarsi del deficit dello Stato, ma anche dell’affermazione di una più individualistica visione del mondo. Anche l’adozione di un nuovo sistema elettorale introdusse elementi di dinamismo nel panorama politico, sollecitando partiti e movimenti a ridefinire la loro collocazione e le loro strategie e favorendo una semplificazione del quadro politico.

Nascita dei “poli”

La riforma elettorale fu applicata nelle elezioni del marzo 1994, alle quali si presentarono tre coalizioni. Una era costituita dalla Lega Nord e dalla Casa delle libertà, formata a sua volta da Alleanza Nazionale (il partito nato dal Movimento sociale italiano), da un gruppo di ex democristiani e da una nuova formazione politica, Forza Italia, che, nata per iniziativa di Silvio Berlusconi, per il suo carattere fortemente liberista in tema di economia rispondeva all’attesa di larghi settori moderati.

Nello schieramento opposto, i “Progressisti”, si collocarono il Partito democratico della sinistra, Rifondazione comunista, i Verdi, settori socialisti e altri movimenti di recente fondazione. Vi era infine un terzo gruppo, con posizioni di centro, denominato Patto per l’Italia, costituito dal Partito popolare e da alcune componenti cattoliche minori, provenienti dall’area della sinistra democristiana.

Dopo la vittoria elettorale della coalizione moderata guidata da Berlusconi, il capo dello stato, Oscar Luigi Scalfaro, affidò a questi l’incarico di formare il governo. Dopo quasi cinquant’anni di governi a egemonia democristiana, per la prima volta nel sistema politico italiano parve realizzarsi l’alternanza dei partiti e il ricambio della classe dirigente; ma il nuovo governo non ebbe vita lunga, indebolito dai contrasti interni. A seguito di una mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni insieme con la Lega (che nella maggioranza governativa rappresentava l’elemento di maggiore conflittualità), il governo Berlusconi si dimise nel dicembre del 1994. In attesa di un nuovo confronto elettorale venne nominato un governo di tecnici guidato da un economista, Lamberto Dini. Intanto tra le forze progressiste sconfitte nelle elezioni del marzo 1994 si costituì un’alleanza politica denominata l’Ulivo, cui aderirono il PDS e altri gruppi politici di matrice cattolica, laico-liberale, socialista e ambientalista. Dei due schieramenti, uno moderato guidato da Berlusconi, uno riformista con a capo Romano Prodi, docente universitario di economia ed ex manager dell’industria pubblica, fu quest’ultimo a vincere le elezioni tenutesi il 21 aprile 1996. A queste la Lega Nord si presentò autonomamente, portando avanti il suo progetto separatista. Dopo le elezioni fu costituito un governo di centrosinistra, presieduto da Prodi, votato dai parlamentari dell’Ulivo e con l’appoggio esterno di Rifondazione comunista.
Romano Prodi
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