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La morte di Indira Ghandi e la successione di Rajiv Gandhi
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Alle richieste di autonomia del Punjab avanzate dai sikh, Indira Gandhi rispose appoggiando la candidatura presidenziale di Zail Singh che, nel luglio del 1982, divenne il primo capo di stato indiano di religione sikh. Le agitazioni autonomistiche, tuttavia, continuarono con diversi attentati terroristici e, nel 1983, la Gandhi pose il Punjab sotto il diretto governo del presidente, attribuendo alle forze di polizia poteri straordinari.

Il 2 giugno 1984 il Tempio d’Oro di Amritsar, centro della resistenza sikh, fu occupato da militari nel corso di una controversa operazione, in cui vennero uccisi centinaia di sikh. I militari si ritirarono prima della fine del mese, ma la violenza e la rabbia tra i nazionalisti sikh non si placarono. Il 31 ottobre Indira Gandhi fu uccisa da un colpo d’arma da fuoco esploso da un sikh del suo corpo di guardia. Nei tumulti che seguirono, un migliaio di sikh furono linciati dalla folla. Rajiv Gandhi prese il posto di primo ministro poche ore dopo la morte della madre.

 

Rajiv Gandhi
Riaffermata la sua leadership nelle elezioni parlamentari del dicembre 1984, Rajiv Gandhi rispose alle agitazioni dei sikh accordando l’espansione dei confini del Punjab.

All’inizio del 1987 forze armate indiane furono inviate in aiuto allo Sri Lanka per reprimere una ribellione della guerriglia tamil. Un accordo di pace fu sottoscritto a luglio, ma i violenti scontri non si arrestarono. Nel mese di luglio dello stesso anno l’elezione di Ramaswami Venkataraman alla carica di presidente sembrò consolidare la posizione di Gandhi. Tuttavia, accuse di corruzione e cattiva conduzione del partito, oltre all’incapacità di Gandhi di affrontare efficacemente le richieste di autonomia nel Punjab e nel Kashmir, indebolirono il Congress-I, che alle elezioni del novembre 1989 perse la maggioranza parlamentare. Primo ministro divenne Vishwanath Pratap Singh, leader del Partito Janata Dal, alla guida di una coalizione di partiti legati dalla comune avversione a Gandhi.

Nel 1990 una divisione interna al partito di Singh portò alla caduta del governo, ormai minoritario; gli succedette Chandra Sekhar, il cui governo diede le dimissioni nel marzo del 1991, aprendo la strada a nuove elezioni. Durante la campagna elettorale, Rajiv Gandhi fu ucciso da un terrorista tamil. Il Congress-I vinse le elezioni e l’ex ministro degli Esteri e sostenitore di Gandhi, P.V. Narasimha Rao, divenne primo ministro alla guida di un governo di minoranza.

Rao, convinto dell’urgenza di un cambiamento, cercò di avviare subito diverse riforme, sia nel settore economico che in quello politico. Ancora una volta, però, esplose la rivalità religiosa tra indù e musulmani, mettendo in difficoltà il processo politico avviato da Rao. Nel gennaio 1993, in seguito alla distruzione della moschea Babri Masjid di Ayodhya, nell’Uttar

Rajiv Gandhi
Rajiv Gandhi. Encarta
Pradesh, per opera di estremisti indù, scoppiarono violenti scontri che provocarono circa 3000 vittime. "India," Microsoft® Encarta
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