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Minareti e cupole di moschee nell'arte islamica
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Ai tempi di Maometto, i credenti venivano chiamati alla preghiera dal tetto della casa del Profeta: questa consuetudine si consolidò presto, così come nel mondo ebraico si usava suonare lo shofar (un corno di ariete) e in quello paleocristiano percuotere un batacchio di legno, poi sostituito dalle campane. Pare che le origini del minareto risiedano nell'uso siriano di abbellire e rinforzare gli angoli degli edifici con quattro torrette; all'angolo del cortile della moschea – o indipendente come a Samarra, in Iraq – sorse quindi una torre da cui, sin dalla morte di Maometto, il muezzin esorta alla preghiera.

 

La moschea degli Omayyadi o Grande Moschea di Damasco (705-715) è uno dei migliori e più famosi esempi di moschea delle origini: eretta intorno a un'antica basilica cristiana, presenta tuttora una corte dotata di minareto. La cupola, risalente a un periodo più tardo, copre la sala di preghiera, dando risalto al principale tra i quattro mihrab che ornano la parete della qibla.
La cupole

La forma della cupola, elemento caratterizzante dell'architettura islamica, derivò dai canoni costruttivi sasanidi e paleocristiani. La moschea più antica del mondo si trova a Gerusalemme ed è la cosiddetta Cupola della Roccia della fine del VII secolo. La costruzione non si rifà allo schema classico della moschea, bensì richiama la chiesa cristiana del Santo Sepolcro, edificata a Gerusalemme nel IV secolo: ha pianta centrale, dotata di due ambulacri o corridoi e un alto tamburo su cui poggia una cupola dorata. L'esterno e l'interno della costruzione sono decorati da un vivace mosaico di mattonelle.

Tra il X e il XII secolo l'influenza dell'arte turca si fece sempre più forte in tutto il mondo islamico.

Il mausoleo disegnato all'inizio del X secolo per il sovrano Ismail di Buhoro, nell'Asia centrale (terra d'origine dei Selgiuchidi), assume da questo punto di vista un importante significato architettonico: la costruzione in mattoni, di forma cubica, era coperta da una cupola poggiante su archi ciechi (impostati sugli angoli del quadrato di base), anziché su pennacchi (triangoli concavi o sezioni di volta triangolari) come si usava nel mondo bizantino. Gli archi ciechi furono desunti dall'Iran sasanide e, poiché erano più facili da costruire rispetto ai pennacchi, si diffusero in tutto l'Islam come elementi di sostegno per le cupole di moschee, mausolei e altri edifici.

Sotto gli ottomani furono innalzate molte splendide moschee, come quella (1569-1575) di

Cupola della Roccia Gerusalemme
Cupola della Roccia Gerusalemme. Encarta
Selim II a Edirne (Adrianopoli), ideata dal grande architetto turco Sinan. L'edificio culmina in un'enorme cupola ed è preceduto da una corte circondata da un portico, coperto a sua volta da cupole e semicupole. Lo schema è simile a quello della chiesa di Santa Sofia a Istanbul, l'esempio più significativo dell'architettura bizantina, poi trasformata in moschea. A questa struttura, che Sinan adottò anche per la moschea di Solimano I il Magnifico a Istanbul, si rifà gran parte dei luoghi di culto islamico in seguito costruiti in Turchia, Siria, Egitto, Arabia e Nord Africa. "Arte islamica" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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