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Il manierismo dell'Italia centrale : pittura e scultura
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Manierismo è il termine con cui si è soliti definire la maggior parte della produzione artistica italiana nel periodo compreso tra gli anni Venti e la fine del Cinquecento. A differenza dei dipinti del tardo Rinascimento, la pittura manierista si caratterizza per composizioni virtuosistiche, complicate e affollate di figure, e per le tinte violente. In ambito sia pittorico sia scultoreo la rappresentazione della figura umana tende verso una marcata stilizzazione e prevede spesso pose contorte e innaturali. Alcuni artisti allungarono le membra delle figure in modo elegante, altri le deformarono con esiti grotteschi. Nonostante ogni artista cercasse di far risaltare i caratteri individuali e riconoscibili del proprio stile, l’artificiosità e la complessità sono tratti che accomunano le opere di quest’epoca rendendole del tutto diverse dall’arte limpida del tardo Rinascimento.

L’imporsi del manierismo viene spesso messo in relazione al disordine determinato dalle guerre d’Italia, culminate nel sacco di Roma. Tratti manieristici sono comunque evidenti nella pittura fiorentina e romana ancor prima di quel tragico episodio. Dopo la morte di Raffaello, nel 1520, la decorazione delle Stanze Vaticane fu completata da Giulio Romano, i cui affreschi affollati anticipano la nuova maniera.

 

Nel 1524 Giulio si trasferì a Mantova, dove realizzò la decorazione pittorica del Palazzo Te: tra i vari affreschi spicca La caduta dei Titani, esempio spettacolare dell’illusionismo teatrale manierista.

I tratti distintivi dell’arte di Leonardo furono rielaborati nei due decenni successivi da Michelangelo e Raffaello. Di origine urbinate, Raffaello si formò accanto al padre Giovanni Santi e al Perugino prima di trasferirsi a Firenze intorno al 1504. Nella città toscana l’artista ebbe modo di conoscere il lavoro di Leonardo e Michelangelo e di venire a contatto con le opere del domenicano fra Bartolomeo. Presto l’arte di Raffaello fu apprezzata anche a Roma, dove il pittore ricevette l’incarico di decorare gli appartamenti papali delle Stanze Vaticane (1508-1511). Il più famoso tra questi affreschi, La scuola di Atene, è un esempio dello stile solenne e monumentale del tardo Rinascimento, che contrasta con il tono più leggero dei dipinti eseguiti tra il 1510 e il 1519 dagli allievi di Raffaello nella Villa Farnesina di Roma. La principale opera della maturità dell’artista fu la pala d’altare della Trasfigurazione, che con il suo dinamismo anticipa i dipinti romani degli anni successivi alla sua morte.

Una forma più raffinata e preziosa di manierismo fu quella di Francesco Mazzola detto il Parmigianino. Nato a Parma, subì l’influenza dei brillanti affreschi illusionistici eseguiti da Correggio, più maturo; dal 1523 al 1527 fu a Roma, dove assimilò vari orientamenti stilistici; quindi fece ritorno nella terra natale. Risale al 1535 circa l’elegantissima Madonna dal collo lungo (Uffizi, Firenze), per la quale è noto in tutto il mondo.

Altro esponente del primo manierismo, che visitò la capitale negli anni Venti, fu Rosso Fiorentino, allievo del pittore Andrea del Sarto. I suoi lavori, molto più intensi ed espressivi di quelli del maestro, invitano al paragone con le tele dell’amico Jacopo da Pontormo: di quest’ultimo ricordiamo la celebre Deposizione (1525 ca., Santa Felicita, Firenze), che ritrae in toni violenti e antinaturalistici una folla di figure convulse. L’artificiosità della gamma cromatica fu una prerogativa anche del Bronzino, che si formò sotto la guida del Pontormo e talvolta si ispirò ai modelli statuari di Michelangelo. Il Buonarroti influenzò notevolmente anche l’opera di Giorgio Vasari, pittore, architetto e primo storico dell’arte italiana (fu il primo a parlare di “rinascita” per questo periodo), che eseguì affreschi animati da personaggi in situazioni e atteggiamenti drammatici.

L’influsso di Michelangelo fu determinante per gli scultori contemporanei. Alcuni, tra cui Baccio Bandinelli e Bartolomeo Ammannati, furono semplici epigoni, capaci di riprodurre le proporzioni e la muscolosità delle figure michelangiolesche, ma non la loro grazia ed espressività. Altri furono artisti di grande perizia tecnica, come Benvenuto Cellini (Perseo, Loggia dei Lanzi o della Signoria, Firenze). Per quanto riguarda la scultura, la personalità di maggiore rilievo del tardo Cinquecento fu Giambologna, che giunse in Italia dalle Fiandre intorno al 1550 e fu attivo soprattutto a Firenze.

Pontormo: Deposizione
Pontormo: Deposizione. Encarta
Nelle sue statue il virtuosismo del Genio della Vittoria di Michelangelo fu ulteriormente accentuato ed elaborato.
Architettura
Palazzo Farnese, Caprarola

In modo analogo alle pitture e alle sculture del tempo, anche gli edifici manieristi sono spesso volutamente disarmonici, in aperta contrapposizione allo stile equilibrato e razionale del tardo Rinascimento; di frequente ignorano i canoni dell’architettura classica. Tali caratteristiche si riscontrano già nelle costruzioni fiorentine di Michelangelo, come il vestibolo della Biblioteca Laurenziana (1524 ca.) e la Sacrestia Nuova (1519-1524). Ma l’edificio più grandioso prodotto dal manierismo fu senza dubbio Palazzo Te a Mantova, eretto da Giulio Romano a partire dal 1525, in cui il bugnato si trova accostato a dettagli classici disposti in modo intenzionalmente irregolare.

Altro tratto evidente che accomunò gli architetti dell’epoca fu la predilezione per scorci prospettici e sorprendenti articolazioni degli spazi, di cui troviamo un esempio nel corridoio lungo e stretto disegnato da Giorgio Vasari per gli Uffizi di Firenze. Non fu insensibile alla nuova tendenza all’artificio anche Andrea Palladio, attivo in Veneto, che tuttavia fece sempre prevalere nelle sue creazioni il rigore e l’eleganza delle forme classiche. Le costruzioni manieriste furono fondamentali per l’evoluzione del linguaggio architettonico barocco. Si consideri ad esempio la chiesa romana di Sant’Anna dei Palafrenieri (cominciata nel 1573) progettata dal Vignola:

Palazzo Farnese, Caprarola. Encarta
la sua pianta ovale era destinata a diventare un tema ricorrente nell’opera di Gian Lorenzo Bernini. "Italia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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