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L'industria russa
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L’industria russa si avvale di tecnologie piuttosto arretrate rispetto ai paesi occidentali, con l’esclusione del settore aerospaziale. Nel pianificare l’industrializzazione il governo sovietico dedicò particolare attenzione alla distribuzione geografica dei vasti complessi industriali, concentrando inizialmente gli stabilimenti manifatturieri nei distretti di Mosca e di San Pietroburgo, e privilegiando i settori siderurgico e dell’industria pesante, con la creazione dei grandi complessi nel Donbass, nel bacino della Pečora, nella zona di Mosca, negli Urali, nel bacino del Kuzbass in Siberia, e altrove. In alcune di queste stesse aree fu sviluppato anche il settore metalmeccanico, sostenuto da un’opera di elettrificazione, come negli Urali, dove si trovano ingenti riserve minerarie e di carbone, e nella regione del Volga, sbarrata da una serie di imponenti dighe. Con la progressiva realizzazione dei Piani quinquennali furono poi sviluppati grandi complessi manifatturieri che sfruttavano le risorse naturali della sezione occidentale del paese, dove si concentrava la maggior parte della popolazione, sviluppo che in un secondo tempo interessò anche le regioni orientali.

Particolare rilievo hanno l’industria dei trasporti, soprattutto nel settore ferroviario, e la cantieristica navale, che ha il suo centro principale a San Pietroburgo, sul mar Baltico; strutture di più modeste dimensioni si trovano a Kaliningrad, sul mar Baltico, ad Arcangelo sul Mar Bianco e in alcuni centri situati lungo la costa pacifica. L’industria automobilistica ha i suoi centri principali nella Russia europea. Il progetto più ambizioso in questo settore, sviluppato durante l’ottavo piano quinquennale (1966-1970), fu la costruzione di un grande stabilimento a Togliatti, nella Russia europea orientale, la cui capacità di produzione era di 660.000 autoveicoli annui. Altre officine importanti si trovano a Mosca, Nižni Novgorod e Iževsk. Per quanto riguarda i macchinari agricoli, la Russia era un tempo il maggior produttore di trattori del mondo, ma il settore risente oggi di una profonda crisi.

L’importante industria tessile del paese poggia sulla produzione di fibre artificiali, di filati di cotone e di lana, e di tessuti di lino e di seta naturale. L’industria tessile è uno dei principali settori colpiti dal crollo dell’URSS, poiché molte repubbliche erano importanti fornitori di materie prime. Quasi tutto il cotone greggio proveniva, ad esempio, dalle repubbliche sovietiche dell’Asia centrale e dall’Azerbaigian. Nel 1992 la produzione tessile subì un calo del 50%. Per quanto riguarda l’industria alimentare, la maggior parte della produzione di ortaggi e frutta viene lavorata direttamente; la distribuzione di prodotti freschi è infatti ostacolata dalla scarsità di efficienti impianti per la refrigerazione e dal costo dei trasporti. Il comparto industriale nel suo insieme ha fornito, nel 2006, il 39,4% del PIL, occupando il 30% della forza lavoro.

Industria russa
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