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L'industria ed il commercio del Giappone
Immagini Giappone

Il Giappone dispone di diverse risorse minerarie, ma generalmente in quantità limitata, per cui è costretto a forti importazioni di materie prime, necessarie alla sua poderosa attività industriale, di trasformazione e manifatturiera. Vi sono generalmente giacimenti di carbone, rame, piombo, zinco e quarzite, ma tutti in quantità insufficienti a soddisfare la domanda interna. Il paese è tra i principali produttori mondiali di energia elettrica, di cui circa il 63,7% proviene da centrali termiche, alimentate a carbone o a petrolio; gli impianti idroelettrici forniscono il 10,23% e le centrali nucleari il 23,3%; sono attivi 55 reattori.

In mancanza di sufficienti risorse energetiche interne, il Giappone dipende dalle importazioni di combustibili. Grazie ai progressi raggiunti nella resa e nel risparmio energetici, il tasso di consumo annuo di energia in Giappone è calato dal 6,1% del periodo tra il 1965 e il 1980 all’1,9% nel periodo dal 1980 al 1988, mentre la quota annua rappresentata dai prodotti combustibili sul totale delle importazioni è scesa dal 19% al 14%.

L'industria giapponese

L’industria giapponese, sviluppatasi a partire dalla fine dell’Ottocento, fu gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale. La ricostruzione intrapresa portò tuttavia il paese alla completa modernizzazione degli impianti industriali, dando rilievo soprattutto alle industrie chimica e petrolchimica e alla produzione di macchinari pesanti. Intorno alla metà degli anni Cinquanta la produzione industriale aveva superato i livelli prebellici: il tasso di crescita medio annuo è stato del 9,4% nel periodo tra il 1965 e il 1980, del 6,7% fra il 1980 e il 1985 e del 3,1% fra il 1985 e il 1994. Nel 2004 il comparto industriale forniva il 30,2% del prodotto interno lordo (il 21% la sola industria manifatturiera), occupando il 28% della forza lavoro. Il Giappone è tra i primi paesi al mondo nella cantieristica navale, nonché uno dei principali produttori di materiali elettrici ed elettronici, di acciaio e di autoveicoli.

Significativa è anche la produzione di materie prime chimiche, di tessuti e di fibre sintetiche (la produzione di cotone e di seta è tuttavia diminuita d’importanza). Sostenuti dal valore dello yen, gli investimenti delle società giapponesi in impianti esteri sono stati consistenti per molti anni.

La Banca del Giappone, fondata nel 1882, è la banca centrale, con funzioni di agente fiscale generale per conto del governo ed è la sola autorizzata a emettere moneta. Il cuore del sistema finanziario è costituito da un centinaio di istituti di credito. La Borsa valori di Tokyo è uno dei più importanti mercati mondiali per lo scambio di titoli e valori. L’unità monetaria del Giappone è lo yen, diviso in 100 sen. Prima della seconda guerra mondiale il Giappone era al quinto posto nel mondo per volume di commercio. Nel 1939 le esportazioni giapponesi ammontavano a circa 928 milioni di dollari e le importazioni a circa 757 milioni.

Industria Giappone
Industria del Giappone Encarta

La maggior parte delle esportazioni erano dirette verso territori controllati dall’impero giapponese, come la Manciuria e la Cina occupata; la bilancia commerciale annua con gli altri paesi, come Stati Uniti d’America e Gran Bretagna, era passiva: le importazioni annue dagli Stati Uniti, ad esempio, superavano le esportazioni per oltre 70 milioni di dollari (vedi Commercio internazionale). Nel 1946 le autorità di occupazione alleate permisero una ripresa del commercio estero delle imprese private. Nel 2003 il valore totale delle importazioni ammontava a 383 miliardi di dollari USA, a fronte di esportazioni per 472 miliardi di dollari, facendo del Giappone il terzo paese esportatore del mondo; oltre l’80% delle esportazioni è costituito da prodotti industriali, mentre il petrolio, grezzo e raffinato, rappresenta il 21,2% delle importazioni totali. Fino al 1993 le importazioni di riso erano proibite, ma gli scarsi raccolti del 1993 e del 1994 hanno costretto ad aprire le importazioni da Thailandia, Australia e Stati Uniti e, come risultato delle negoziazioni dell’Accordo generale sulle tariffe e il commercio, condotte nel corso dell’Uruguay Round, si è giunti a un graduale allentamento delle restrizioni.

Il commercio estero rappresenta un settore essenziale dell’economia giapponese. Il mercato interno è infatti insufficiente ad assorbire l’intero volume della produzione industriale del paese. Inoltre, poiché il Giappone deve importare gran parte delle materie prime da cui dipendono le sue industrie, l’esportazione di una porzione cospicua della produzione annua è necessaria per raggiungere l’attivo nella bilancia commerciale. Il Giappone ha impiegato gli enormi profitti commerciali accumulati nel corso degli anni Settanta e Ottanta del Novecento per compiere massicci investimenti all’estero, diventando il primo paese creditore del mondo. Alla metà degli anni Novanta il 42% delle importazioni del Giappone provenivano da paesi asiatici, i quali in compenso assorbivano il 33% delle esportazioni. I principali scambi asiatici avvengono con Corea del Sud, Cina, Taiwan, Hong Kong, Indonesia, Arabia Saudita, Singapore e Australia. Nello stesso periodo, i paesi dell’Unione Europea (UE) – in particolare Germania, Francia e Gran Bretagna – contribuivano al 13% delle importazioni giapponesi e al 17% delle sue esportazioni. Gli Stati Uniti assorbono da soli circa il 28% delle esportazioni giapponesi, e da essi proviene circa il 22% delle importazioni. Altri importanti scambi commerciali avvengono con Canada, Russia e le nuove repubbliche dell’Asia centrale. "Giappone" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
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