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Storia della Serbia : Indipendenza del Montenegro
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Nell’ottobre 2005 vennero avviati i colloqui di associazione all’Unione Europea della Serbia e Montenegro. Agli inizi del 2006 scomparvero, a poche settimane di distanza, sia il presidente del Kosovo Ibrahim Rugova sia l’ex presidente serbo Slobodan Milošević. La morte del controverso leader serbo, avvenuta nelle carceri del Tribunale penale internazionale dell’Aia, alimentò molte polemiche nel paese. Nei mesi seguenti la Serbia venne formalmente richiamata dall’Unione Europea per la scarsa collaborazione fornita nella ricerca del generale Ratko Mladić, accusato di gravi crimini compiuti durante la guerra civile e in particolare dell’eccidio di Srebrenica.

Nel maggio 2006 il Montenegro si pronunciò, attraverso un referendum, per l’indipendenza, che venne proclamata il 3 giugno. Nello stesso mese iniziarono a Vienna, sotto l’egida delle Nazioni Unite, i negoziati per lo status del Kosovo. In ottobre un referendum boicottato dai kosovari albanesi approvò in Serbia una nuova Costituzione, che proclamava il Kosovo parte inalienabile del paese. Nel febbraio 2007 la proposta presentata dall’incaricato delle Nazioni Unite Martti Ahtisaari, favorevole all’indipendenza del Kosovo, venne rigettata dalla Serbia.

Nelle elezioni legislative del gennaio 2007 il Partito radicale serbo, la formazione ultranazionalista di Vojislav Sešelj, si confermò primo partito della Serbia. Alle sue spalle si piazzarono il Partito democratico e il Partito democratico serbo, che a maggio diedero vita a un nuovo governo di coalizione guidato da Vojislav Kostunica.

Nel novembre 2007 i negoziati di Vienna sullo status del Kosovo giungono a una situazione di stallo. La Serbia respinge l’indipendenza del Kosovo, ma l’offerta di un’amplissima autonomia alla provincia albanese viene a sua volta respinta dalla leadership nazionalista kosovara.

Il 3 febbraio 2008 il leader del Partito democratico Boris Tadić è rieletto alla presidenza serba battendo per pochi voti il candidato nazionalista Tomislav Nikolić. Il 17 febbraio il Parlamento di Priština proclama l’indipendenza del Kosovo, che la Serbia giudica illegale. Il 21 febbraio, ai margini di una folta manifestazione promossa dal governo serbo a Belgrado, gruppi ultranazionalisti assaltano l’ambasciata degli Stati Uniti. I contrasti tra il presidente Tadić, propenso ad accettare l’indipendenza del Kosovo in cambio dell’ingresso nell’Unione Europea, e il premier Kostunica provocano le dimissioni di quest’ultimo e il ricorso alle elezioni anticipate.
Per una Serbia europea, la coalizione promossa dal Partito democratico di Boris Tadić, vince le elezioni del maggio 2008 senza ottenere tuttavia una maggioranza sufficiente a governare il paese. Al secondo posto si piazza l’ultranazionalista Partito radicale, seguito dal Partito democratico serbo e dal Partito socialista. "Serbia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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