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Storia della Norvegia : le due guerre mondiali e il dopoguerra
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Durante i primi decenni del XX secolo la Norvegia divenne uno dei paesi più avanzati d’Europa. Nel 1913 fu concesso il diritto di voto alle donne e, in seguito, furono introdotte norme per promuovere la pari opportunità nei luoghi di lavoro. Allo scoppio della prima guerra mondiale, la Norvegia, come la Svezia e la Danimarca, dichiarò la propria neutralità, continuando la sua politica di sviluppo economico e di riformismo sociale. Lo sviluppo si sarebbe però arrestato nel 1929, quando la grande crisi economica ebbe pesanti ripercussioni nel paese, fortemente dipendente dagli scambi commerciali.

Scoppiata la seconda guerra mondiale la Norvegia confermò la tradizionale linea di neutralità, ma nel 1940 fu invasa dalle truppe tedesche. Vidkun Quisling, leader del partito filonazista dell’Unione nazionale, si autoproclamò capo del governo, mentre il re Haakon e i suoi ministri andarono in esilio in Gran Bretagna. Il governo di Quisling durò solo pochi giorni; le autorità naziste nominarono un Commissario plenipotenziario che abolì tutti i partiti politici tranne l’Unione nazionale, creò un Consiglio nazionale formato da collaborazionisti e annunciò l’abolizione dell’istituto monarchico e del Parlamento. Queste misure e le successive, sempre più repressive, non fecero che rafforzare il movimento di resistenza subito radicatosi tra la popolazione, tanto che nel settembre del 1941 si dovette proclamare la legge marziale per fronteggiare l’escalation di atti di sabotaggio e di spionaggio in favore degli Alleati.

In Norvegia le forze armate tedesche si arresero l’8 maggio 1945; in giugno re Haakon fece ritorno in patria. Quisling, con altri 25 collaborazionisti norvegesi, fu accusato di tradimento, processato e giustiziato.

Le elezioni generali dell’ottobre 1945 portarono al governo il Partito laburista al cui leader, Einar Gerhardsen, fu affidato il compito di costituire il primo governo del dopoguerra. Il partito rimase al potere per i successivi vent’anni, periodo durante il quale il paese divenne una socialdemocrazia compiuta, con un articolato stato sociale; intanto la Norvegia partecipò alla fondazione delle Nazioni Unite, al Programma di ricostruzione europeo del 1947 e divenne membro dell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) (1949), abbandonando così la sua tradizionale neutralità.

L’economia norvegese uscì dalla guerra molto indebolita, ma il processo di ricostruzione prese subito avvio. Nel 1957 Olaf V succedette a Haakon. Nel 1959 la Norvegia fu tra i membri fondatori dell’EFTA (Associazione europea di libero scambio). Nel 1965 la sconfitta del Partito laburista alle elezioni generali pose fine a un lungo dominio politico.

"Norvegia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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