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Storia del Belgio : La prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale
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Il 4 agosto 1914, una settimana dopo lo scoppio della guerra, le truppe tedesche attraversarono la frontiera del Belgio, ignorando la neutralità proclamata dal paese. Il governo fronteggiò l’invasione chiedendo aiuto a Francia, Gran Bretagna e Russia. L’esercito belga resistette eroicamente contro forze notevolmente superiori e per quattro anni le sue truppe riuscirono a mantenere una striscia di territorio tra il fiume Yser e il confine francese. Nel contempo, l’occupazione tedesca del territorio belga fu particolarmente brutale, con deportazioni della popolazione e confische dei beni. Un milione di belgi lasciarono il paese; altrettanti, tra militari e civili, persero la vita durante la guerra. La più grande offensiva delle truppe alleate, iniziata nel 1918, portò alla liberazione delle coste belghe e, con il trattato di Versailles, la Germania cedette Eupen e Malmédy.

L’opera di ricostruzione postbellica venne realizzata – anche grazie all’unione economica con il Lussemburgo – con impegno e tempestività. L’introduzione del suffragio maschile universale aumentò l’influenza dei socialisti (i maggiori rivali della maggioranza cattolica), mentre fu abbandonata la tradizionale politica di neutralità a favore di un’alleanza militare con la Francia nel 1920. Nel 1925, nella conferenza di Locarno, Gran Bretagna, Francia e Italia si fecero garanti dell’inviolabilità territoriale del Belgio.

Il dibattito politico del dopoguerra fu dominato a lungo dalla questione della sorte di re Leopoldo, accusato di disfattismo per la resa offerta alla Germania nazista. Nonostante le pressioni del partito cattolico – il Partito cristiano sociale, rafforzatosi in seguito all’estensione del diritto di voto alle donne – per il ritorno del re, il Parlamento belga nell’estate del 1945 estese a tempo indefinito la reggenza del principe Carlo, esiliando di fatto Leopoldo. Nonostante l’instabilità politica, il Belgio assunse un ruolo internazionale di rilievo, entrando nell’ONU nel 1945 e nella NATO nel 1949.

Il 12 marzo 1950, al culmine di un’aspra controversia e di una grave crisi politica, il 57% dei belgi si espresse, nell’ambito di un referendum consultivo, per il ritorno di Leopoldo sul trono belga. Ma il Parlamento continuò a opporsi e fu solo dopo il suo scioglimento e lo svolgimento di nuove elezioni che il re poté rientrare a Bruxelles in luglio. Tuttavia le proteste non si fermarono e il paese venne attraversato da scioperi, dimostrazioni e rivolte, che fecero temere lo scoppio di una guerra civile. Il 1° agosto, dopo aver consultato il governo e i capi politici, Leopoldo acconsentì ad abdicare in favore del figlio Baldovino, che salì sul trono il 16 luglio 1951, non appena diventato maggiorenne. La ricerca, negli anni Cinquanta, del raggiungimento di un’unità economica e politica tra le nazioni dell’Europa occidentale vide il Belgio tra i paesi più impegnati.

Leopoldo III
Leopoldo III

Nel 1952, insieme a Francia, Germania, Lussemburgo, Italia e Paesi Bassi, il paese aderì infatti alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio e nel 1957 fu membro fondatore della Comunità economica europea (oggi Unione Europea), che a Bruxelles ha il proprio Parlamento. "Belgio" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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