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La guerra del Kippur e le sue conseguenze
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Nel 1973 l’Egitto si unì alla Siria in una nuova guerra contro Israele, per recuperare i territori perduti nel 1967 (vedi Guerre arabo-israeliane; Guerra del Kippur). I due stati arabi sferrarono un attacco a sorpresa il 6 ottobre, giorno dello Yom Kippur, una delle più importanti festività ebraiche; tuttavia le forze israeliane reagirono e, sebbene con molta difficoltà, sconfissero gli avversari nel giro di tre settimane. Alla fine della guerra, l’Arabia Saudita e altri paesi produttori di petrolio ridussero le proprie esportazioni di greggio agli Stati Uniti e ad altre nazioni occidentali per l’aiuto prestato a Israele. In seguito, nel tentativo di incoraggiare una sistemazione pacifica della regione, il presidente americano Richard Nixon incaricò il segretario di stato, Henry Kissinger, di condurre i negoziati tra Israele, Egitto e Siria, che portarono, nel 1974, alla smilitarizzazione del Sinai e delle alture del Golan.

La conclusione della guerra del Kippur non pose fine né ai disordini, né all’insoddisfazione generale nel paese (anche per quanto riguardava la conduzione della guerra) che portarono, nell’aprile del 1974, alle dimissioni del primo ministro Golda Meir (succeduta a Eshkol nel 1969) e del suo governo. Alla Meir successe Yitzhak Rabin, che non riuscì comunque ad arrestare la spirale inflazionistica e ad attenuare le difficoltà economiche. Il suo partito perse così le elezioni del 1977 e Begin, leader del Likud e contrario a qualsiasi concessione territoriale o politica ai palestinesi, assunse la guida del paese.

Il programma economico conservatore del nuovo governo, che mirava ad arginare il deterioramento dell’economia (dovuto soprattutto alle ingenti spese militari), fallì. Malgrado la sua politica volta a favorire la formazione di nuovi insediamenti israeliani nei territori occupati e le sue azioni militari contro le zone meridionali del Libano, Begin fu il primo leader israeliano a raggiungere un accordo di pace con uno stato arabo;

tale accordo fu il risultato di una sorprendente iniziativa del presidente egiziano Anwar al-Sadat, il quale nel novembre del 1977 si recò a Gerusalemme per intraprendere negoziati di pace.

Questi, mediati dal presidente americano Jimmy Carter a Camp David (Maryland, USA), condussero alla firma del trattato di pace tra Egitto e Israele (Washington, 26 marzo 1979), il quale prevedeva la restituzione del Sinai all’Egitto, rafforzando così il controllo israeliano in Cisgiordania. L’accordo firmato con Israele costò all’Egitto l’espulsione dalla Lega araba. Vedi Accordi di Camp David.

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