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Storia del Messico: la guerra d’indipendenza
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Il 16 settembre 1810 il prete Miguel Hidalgo y Costilla diede il via alla rivolta, chiedendo l’abolizione della condizione servile degli indios e delle discriminazioni di casta, ma senza mettere in discussione l’autorità del re spagnolo Ferdinando VII; inizialmente vittoriosa, l’insurrezione ebbe termine nell’agosto del 1811 con la cattura e l’esecuzione del suo leader da parte delle forze monarchiche. La rivolta si riaccese però tra i contadini della Sierra Madre del Sud, guidata da un altro sacerdote, José María Morelos y Pavón, il quale nel 1813 proclamò l’indipendenza del Messico, introducendo l’anno seguente una Costituzione repubblicana; nel dicembre del 1815, tuttavia, questi venne catturato e fucilato dall’esercito guidato dal generale creolo Agustín de Itúrbide, che inflisse così un duro colpo alla campagna insurrezionale (che, seppur in tono minore, proseguì comunque sotto il comando di Vicente Guerrero).

Gli avvenimenti che si susseguirono in Europa e soprattutto l’insurrezione spagnola del 1820 mutarono le sorti dell’insurrezione messicana; intimoriti dalla tendenza politica liberale che aveva acquisito credito in Spagna, i capi del governo coloniale, rappresentanti la ricca aristocrazia conservatrice, furono indotti ad assumere le redini del movimento rivoluzionario per operare loro stessi la separazione del vicereame dalla madrepatria. Nel febbraio 1821 il generale Itúrbide stipulò un patto con il capo rivoluzionario Guerrero; l’accordo, noto come piano di Iguala, prevedeva tre punti: indipendenza del Messico, difesa della Chiesa cattolica, uguaglianza tra spagnoli e creoli. L’ultimo viceré della Nuova Spagna, Juan O’Donojú, giunto nel paese nel luglio del 1821, fu costretto ad accettare il manifesto di Córdoba, che dava ufficialmente inizio alla storia del Messico indipendente.

All’indipendenza seguì un lungo periodo di instabilità politica e sociale, causata soprattutto dai problemi ereditati dal regime coloniale. Nel 1822 il generale Itúrbide si autoproclamò imperatore del Messico e si fece incoronare con il nome di Agustín I, ma nel marzo del 1823 fu deposto da una rivolta capeggiata dal generale Antonio López de Santa Anna, suo ex alleato, che proclamò la repubblica. Nel 1824 fu eletto, quale primo presidente del Messico, un seguace di Santa Anna, Guadalupe Victoria. La vita del paese fu dominata in questi anni dalla strenua lotta tra i centralisti (schieramento conservatore formato da alti esponenti ecclesiastici, proprietari terrieri, ricchi creoli e ufficiali dell’esercito, decisi a mantenere una forma di potere centralizzata, non dissimile da quella coloniale) e i federalisti (fazione liberale e anticlericale che si batteva per una federazione di stati autonomi, per l’emancipazione degli indios e per una maggiore giustizia sociale).

L'Allegoria dell'incoronazione di Agustín de Itúrbide
L'Allegoria dell'incoronazione di Agustín de Itúrbide dipinta da José Ignacio Paz, ritrae il rivoluzionario che si autoproclamò imperatore del Messico nel luglio del 1822, con il nome di Agustín I.
Dopo un rapido avvicendamento al potere e l’assassinio di Guerrero da parte del leader politico Anastasio Bustamente, nel 1833 fu eletto presidente Santa Anna, centralista molto popolare negli ambienti militari; sotto il suo governo, alle faide interne venne ad aggiungersi il conflitto con gli Stati Uniti, che non fece che accentuare le già enormi difficoltà della nuova repubblica messicana. "Messico" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
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