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La Grecia e gli anni 90
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Oltre a una critica situazione economica che tra il 1996 e il 1997 provocò un’ondata di scioperi che paralizzò tutto il paese, negli anni Novanta la Grecia fu impegnata in diverse dispute politico-diplomatiche con i suoi vicini e soprattutto dal vecchio e mai risolto contenzioso storico con la Turchia, alimentato dalla questione cipriota, dal disaccordo sul limite delle acque territoriali e dalla questione curda (Ankara sospettava infatti il governo di Atene di aver sostenuto, in funzione antiturca, i movimenti nazionalisti curdi).

Un’altra delicata questione si sviluppò agli inizi degli anni Novanta intorno al riconoscimento della Macedonia dopo il suo distacco dalla Iugoslavia. Temendo rivendicazioni territoriali sull’omonima provincia greca, la Grecia si oppose infatti energicamente all’adozione, da parte del nuovo stato, del nome “Macedonia” e dell’antico emblema dinastico (la stella, o sole, a sedici punte, parte dell’arredo di una tomba reale attribuita a Filippo II rinvenuta nel 1977 durante uno scavo archeologico a Vergina, nei pressi di Salonicco), ritenendoli parte del proprio patrimonio storico e culturale. La disputa, radicata in un complesso retaggio storico, si attenuò in parte nel 1995, quando il nuovo stato (riconosciuto nel 1993 dall’ONU con il nome provvisorio di Repubblica ex Iugoslava di Macedonia - FYROM) e la Grecia si impegnarono reciprocamente a rispettare la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza politica.

Una terza questione emerse nel momento di maggiore crisi del nuovo corso albanese, quando il governo di Tirana accusò circoli nazionalistici greci di fomentare la minoranza greca per annettersi il Sud del paese.
Riavvicinamento alla Turchia e ingresso nell’euro

Nel 1999 le difficoltà economiche determinarono lo slittamento dell’entrata del paese nell’area dell’euro. La vita politica e diplomatica greca continuò a essere travagliata dagli sviluppi della situazione nei Balcani e soprattutto dal rapporto sempre più conflittuale con i turchi, in particolare in seguito all’acquisto, da parte di Cipro, di missili terra-aria dalla Russia. La Turchia – ostile alla strategia comune di difesa messa a punto da Cipro e Grecia, che consentiva a quest’ultima di disporre della base aerea cipriota di Paphos – minacciò infatti di intervenire militarmente contro Cipro e ammorbidì i toni della polemica solo in seguito allo spostamento dei missili a Creta.

Nell’agosto 1999, il tempestivo e generoso soccorso

George Papandreu
George Papandreu
fornito dalla Grecia alle popolazioni del nord-ovest della Turchia colpite da un rovinoso terremoto determinò un improvviso miglioramento delle relazioni tra i due paesi. In settembre, il ministro degli Esteri greco George Papandreu annunciò la disponibilità del governo a riconsiderare la sua posizione in merito all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, al quale la Grecia si era sempre opposta.
Alla fine del suo mandato Simitis conseguì un altro importante risultato, riuscendo ad anticipare di un anno l’ingresso della Grecia nell’Unione monetaria europea. Nelle elezioni legislative svoltesi nell’aprile 2000 il PASOK sconfisse, anche se per poche decine di migliaia di voti, il partito della Nuova Democrazia, riconquistando la maggioranza (158 seggi su 300) e il governo del paese. Riconfermato nel suo incarico, il primo ministro socialista Constantine Simitis rilanciò il dialogo diplomatico con la Turchia sulla questione cipriota. Un negoziato aperto alla fine del 2001 dal leader greco-cipriota Glafkos Clerides e da quello turco-cipriota Rauf Denktash, si concluse tuttavia senza esiti nel luglio 2002.

Le elezioni legislative del marzo 2004 segnarono la sconfitta del PASOK passato sotto la guida di George Papandreu (40,5% dei suffragi e 117 dei 300 seggi del Parlamento greco). A trionfare furono i conservatori di Nuova democrazia (45,4% dei voti e 165 seggi), il cui leader Costas Karamanlis, nipote dell’ex primo ministro Konstantínos, formò il nuovo governo.

In agosto la Grecia ospitò la XXVIII edizione delle Olimpiadi. Nel timore di attentati terroristici, il governo greco predispose uno straordinario sistema di sicurezza, avvalendosi della collaborazione di agenti dei servizi segreti e delle polizie di molti stati, soprattutto occidentali.

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Costas Karamanlis
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