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URSS :lLe grandi “purghe” e i Gulag
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Nel 1934, con il pretesto dell’assassinio per mano di presunti trotzkisti di Sergej Kirov, suo vecchio alleato e segretario del Comitato centrale, Stalin, per rafforzare ulteriormente la propria egemonia, diede avvio a una nuova stagione di epurazioni interne al partito. Chiunque fosse sospettato di essere oppositore del regime veniva imprigionato e quindi deportato in Siberia o direttamente eliminato. Le “purghe” staliniane andarono a colpire soprattutto i membri del Comitato centrale del Partito comunista, tra cui importanti dirigenti come Zinov’ev e Nikolaj Bucharin, e gli ufficiali dell’Armata Rossa.

 

L’operazione di sistematico sterminio a fini politici provocò la generale condanna della comunità internazionale nei confronti dell’URSS e indebolì la nazione alla vigilia della seconda guerra mondiale. Terribili strumenti di questa politica repressiva furono i Gulag, nati all’epoca della Rivoluzione bolscevica come campi di lavori forzati in cui venivano reclusi detenuti comuni e controrivoluzionari. Con le purghe staliniane, nel corso degli anni Trenta, vi furono internate circa dieci milioni di persone, in parte utilizzate come manodopera per realizzare le grandi opere di modernizzazione del paese.

"URSS," Microsoft® Encarta

Nikolaj Bucharin
Nikolaj Bucharin. Encarta
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