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Storia della Danimarca : Il governo conservatore
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Come annunciato in campagna elettorale, il governo inaugurò una nuova politica in materia di immigrazione, con l’introduzione del ministero dell’Immigrazione e dell’Integrazione e, soprattutto, con l’approvazione di una legge che ridusse la possibilità degli immigrati di ricongiungersi con i familiari e di ottenere un permesso permanente di residenza. Favorevole all’ampliamento dell’Unione Europea, Rasmussen sostenne l’ingresso dei dieci nuovi paesi candidati e, in particolare, quello delle Repubbliche baltiche; nel contempo, il governo danese approfondì i negoziati con i territori autonomi (Fær Øer e Groenlandia), ai quali offrì una maggiore autonomia in politica estera. Nel gennaio 2003 il governo danese si schierò a fianco degli Stati Uniti nella crisi irachena, sottoscrivendo la lettera di appoggio alla politica americana firmata da otto capi di stato e di governo europei e inviando poi un sottomarino e una fregata in appoggio all’offensiva lanciata dagli anglo-americani in marzo contro l’Iraq.

In politica interna, nonostante un ristagno dell’economia che rese necessaria una contrazione della spesa pubblica, Rasmussen avviò un progetto di riduzione delle imposte. Attento a non scontentare le fasce più popolari, non intervenne significativamente sullo stato sociale. Il malcontento nei confronti del governo, dovuto anche a un aumento della disoccupazione, fu alla base della sconfitta subita dai partiti di governo nelle elezioni europee del giugno 2004, che videro il netto recupero del Partito socialdemocratico. Nell’autunno, Rasmussen chiamò il paese alle elezioni anticipate. Le elezioni del febbraio 2005 registrarono il calo del Partito liberale, ma Rasmussen riuscì a conservare la guida del governo grazie alla buona prestazione degli alleati del Partito conservatore. Temendo una bocciatura della Costituzione europea, come avvenuto in Francia e nei Paesi Bassi, Rasmussen rimandò il referendum previsto per settembre e lanciò un dibattito nazionale sull’avvenire dell’Unione Europea.

Agli inizi del 2006, la Danimarca si ritrovò al centro di una grave crisi diplomatica causata dalla pubblicazione sul quotidiano conservatore “Jyllands-Posten” di una serie di vignette sul profeta Maometto. La questione suscitò una ventata di proteste e violenze in tutto il mondo islamico e il boicottaggio dei prodotti danesi da parte dell’Arabia Saudita, del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti. Nel febbraio 2007 il governo danese annunciò la riduzione del contingente in Iraq; nel contempo rimosse alcune restrizioni all’immigrazione, riaprendo le frontiere del paese a operai qualificati.
Nell’ottobre 2007 il primo ministro Rasmussen chiama il paese alle elezioni anticipate. Nonostante un’ulteriore flessione del suo Partito liberale, che perde 6 seggi, Rasmussen riesce a conservare la guida del governo grazie alla tenuta dei suoi alleati. "Danimarca," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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