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Storia del Messico: Il governo di Lázaro Cárdenas
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Obregón venne rieletto nel 1928, ma alcuni mesi dopo fu assassinato da un fanatico religioso; così, negli anni seguenti, sotto la copertura di presidenze provvisorie, il potere effettivo rimase nelle mani di Calles. Nel 1932 il Partito nazionale rivoluzionario (PNR, creato da Calles nel 1929) varò un programma di sei anni finalizzato a istituire il cosiddetto “sistema economico cooperativo volto verso il socialismo”, che poté essere messo in atto da Lázaro Cárdenas, divenuto presidente nel 1934. Questi basò la propria politica sulla riforma agraria, l’industrializzazione, l’alfabetizzazione; inoltre, nel 1936 venne promulgata una legge che consentiva l’esproprio delle proprietà private che fossero risultate necessarie per il benessere pubblico e, nel 1937, furono nazionalizzate le ferrovie. Nel 1938, infine, furono confiscate le proprietà delle compagnie petrolifere straniere (l’industria del petrolio venne affidata all’agenzia statale Petróleos Mexicanos), provvedimento, questo, che creò non poche ripercussioni sulla vendita del petrolio messicano ai paesi occidentali.

Manuel Avila Camacho, presidente dal 1940, si orientò verso una linea politica assai più pragmatica, attenuò i contrasti con i cattolici e, grazie ai risarcimenti forniti alle compagnie straniere, inaugurò la collaborazione economica con gli Stati Uniti.

Nel maggio 1942 il Messico dichiarò guerra a Germania, Italia e Giappone e, in conformità con la nuova linea di cooperazione con gli Stati Uniti, consentì all’aviazione statunitense di fare scalo sul proprio territorio; nel corso della guerra mondiale i due paesi strinsero inoltre una serie di accordi militari e politici rivolti a stabilire un’alleanza strategica.

Nel giugno 1945 il Messico divenne uno dei primi membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e nel 1946 Miguel Alemán Valdés, grazie a un programma elettorale che propugnava una più equa distribuzione della ricchezza e prometteva un’attiva politica di industrializzazione, succedette nella presidenza ad Avila Camacho. Nelle elezioni legislative del 1949 il partito di governo (ribattezzato Partito rivoluzionario istituzionale, PRI) ottenne una schiacciante maggioranza in Parlamento. Il PRI rafforzò in seguito il suo controllo sugli ingranaggi dello stato e sulle organizzazioni sociali e sindacali, dando vita a un regime (detto “priista” dalla sigla del partito) di cui diventò il perno.

Il Messico conobbe un significativo sviluppo negli anni Cinquanta, grazie al decollo dell’industria, a una politica di lavori pubblici, alla modernizzazione dell’agricoltura e a un accordo economico e sull’immigrazione con gli Stati Uniti (anche se l’aumento dei flussi clandestini alimentò gli screzi tra i due paesi). Adolfo Ruiz Cortines (1952-1958, che concesse il voto alle donne) e Adolfo López Mateos (1958-1964) proseguirono la politica di riforme, senza tuttavia riuscire a fronteggiare i gravi problemi delle classi sociali più basse, tra cui crebbe il malcontento. Gli inizi degli anni Sessanta furono così segnati da molte proteste, alle quali il regime rispose in modo sempre più autoritario. "Messico" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
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Miguel Alemán Valdés
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