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Crisi e ripresa dei liberaldemocratici in Giappone
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Nel gennaio del 1996 il liberaldemocratico Hashimoto Ryutaro sostituì Murayama alla guida del governo. Nelle elezioni svoltesi nell’ottobre dello stesso anno il Jiminto ottenne la maggioranza relativa dei seggi, ma ebbero un notevole risultato sia lo Shinshinto di Ozawa, sia il nuovo Partito democratico (Minshuto), di tendenze conservatrici; lo Shinshinto si dissolse tuttavia già l’anno seguente, dividendosi in otto diversi partiti. La vita politica del paese continuò così a caratterizzarsi per l’instabilità e gli scandali. Per fronteggiare la grave recessione, Hashimoto si impegnò in una rapida riforma delle istituzioni politiche ed economiche del paese, avviando la ristrutturazione dei servizi finanziari.

 

Nel 1998, la sconfitta subita dai liberaldemocratici nelle elezioni del Senato portò a una nuova crisi di governo, la cui guida fu assunta da Obuchi Keizo. Questi continuò l’opera di risanamento avviata dal predecessore, adottando un ambizioso piano economico basato sul rilancio dei consumi e sulle opere pubbliche. Rilevante fu anche lo sforzo diplomatico di Obuchi, che incontrò il presidente cinese Jiang Zemin e quello russo Boris Eltin. Allo stesso tempo il Giappone rinforzò la cooperazione militare con gli Stati Uniti. Colpito da un ictus, nel 2000 Obuchi venne sostituito alla guida del governo dal presidente del Partito liberaldemocratico Mori Yoshiro.

Nelle elezioni legislative del giugno 2000, grazie alle divisioni delle opposizioni, il Partito liberaldemocratico riuscì a conservare insieme con gli altri due partiti della coalizione di governo (il Partito conservatore e il Partito della giustizia, legato all’organizzazione buddhista Soka Gakkai) la maggioranza dei seggi della Camera bassa. Il nuovo governo di Mori ebbe tuttavia vita breve, sciogliendosi nella primavera del 2001. Apparentemente condannato al definitivo declino, il Partito liberaldemocratico si riprese sorprendentemente grazie al suo nuovo presidente Koizumi Junichiro. Forte della vittoria liberaldemocratica nelle elezioni amministrative di Tokyo e in quelle per il Senato (giugno-luglio 2001), il nuovo premier avviò sul fronte interno una serie di riforme strutturali volte a condurre il paese fuori dalla recessione. Nel contempo perseguì una politica estera tesa a ridare al Giappone un forte ruolo internazionale.

Schieratosi con gli Stati Uniti dopo l’offensiva terroristica dell’11 settembre 2001 su New York e Washington, Koizumi si recò in visita in Corea del Sud, in Cina e a Pyongyang, per favorire la normalizzazione dei rapporti con la Corea del Nord. Il Giappone ospitò poi (2002) la Conferenza per la ricostruzione dell’Afghanistan, diventandone uno dei maggiori contributori, e sostenne l’offensiva diplomatica statunitense contro l’Iraq. Nel luglio 2003, nonostante la diffusa ostilità alla guerra scatenata dagli Stati Uniti contro l’Iraq, Koizumi fece approvare dal Parlamento una legge speciale (in deroga alla Costituzione del 1946) che autorizzava l’invio di soldati in Iraq con compiti logistici e sanitari.

Confermato alla presidenza liberaldemocratica nel settembre 2003, nelle elezioni di novembre Koizumi riuscì a limitare la crisi del suo partito e a restare alla guida del governo di coalizione, nonostante un’ulteriore crescita elettorale del Partito democratico. Koizumi intensificò in seguito la sua politica di riforme, determinando un aspro scontro con la sua stessa maggioranza ostile alla privatizzazione dei servizi postali e delle autostrade; lo scontro ebbe il suo culmine nell’estate del 2005, quando Koizumi, vedendo respinta la sua proposta, chiamò il paese alle elezioni anticipate.

Le elezioni anticipate del settembre 2005 registrarono la netta vittoria del Partito liberaldemocratico, epurato di gran parte della dissidenza interna. Koizumi ottenne subito dopo l’approvazione del Parlamento sul suo

Hashimoto Ryutaro
Hashimoto Ryutaro. Encarta
pacchetto di riforme economiche. Presentò poi un progetto di legge per emendare la Costituzione “pacifista” imposta al paese alla fine della seconda guerra mondiale e per trasformare l’Agenzia della difesa in un ministero vero e proprio. Nel luglio 2006 l’ultimo contingente giapponese lasciò l’Iraq. A settembre, ritenendo concluso il suo compito, Koizumi lasciò la leadership del Partito liberaldemocratico e la carica di primo ministro, nelle quali venne sostituito da Shinzo Abe.
Nel gennaio 2007 il Parlamento giapponese approva definitivamente la legge che trasforma in ministero l’Agenzia della difesa. Le elezioni di luglio per il rinnovo della Camera alta registrano la sconfitta del Partito liberaldemocratico. A settembre Shinzo Abe rassegna le dimissioni e viene sostituito alla guida del partito e del governo da Fukuda Yasuo. Il premier Fukuda Yasuo, dopo un anno alla testa di un governo che nonostante un rimpasto non riesce a trovare stabilità, rassegna le dimissioni nel settembre 2008. È sostituito, alla guida del Partito liberaldemocratico e conseguentemente anche alla guida del governo, dal conservatore Aso Taro. "Giappone," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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