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Storia della Francia : la Francia nel XVIII secolo
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uigi XV e il nipote, Luigi XVI, non ebbero le capacità necessarie ad adattare le istituzioni del paese alle mutate condizioni del XVIII secolo. La Francia fu in quest’epoca la più ricca e potente nazione del continente e il suo gusto e stile nell’architettura e nelle arti vennero imitati in tutto l’Occidente. Le idee politiche e sociali dei pensatori francesi ebbero grande influenza sugli altri paesi d’Europa e in America, e il francese si diffuse ovunque come lingua delle classi colte. Il secolo rappresentò un’epoca di straordinaria crescita economica: la popolazione salì da 21 milioni di abitanti nel 1700 a 28 milioni nel 1790, il reddito prodotto dall’agricoltura aumentò del 60%. La Francia era la principale potenza manifatturiera del mondo, possedeva il miglior sistema stradale d’Europa e una fiorente marina mercantile. Il reddito dei ceti più bassi, tuttavia, riusciva a malapena a tenere il passo con l’inflazione; la maggior parte dei contadini continuava a condurre un’esistenza miserabile, su cui gravava il fardello delle tasse.

 

Da queste erano invece esentate le terre della nobiltà e del clero (circa il 35% dei terreni coltivati), così che lo stato stesso era di fatto escluso dalla nuova prosperità. Vari ministri che si succedettero a partire dagli anni Cinquanta del secolo tentarono di istituire un sistema fiscale equilibrato, ma la nobiltà di toga, che aveva ottenuto i propri titoli acquistandoli dalla Corona, guidò nei parlamenti l’opposizione alle iniziative del re, rivendicando il diritto di approvare i decreti regi al fine di difendere le libertà pubbliche contro il dispotismo del sovrano; in realtà essa difendeva i propri privilegi e auspicava il ritorno a un governo dell’aristocrazia.

Tra gli intellettuali, l’opposizione alla monarchia fu invece guidata dai philosophes, sostenitori dell’esistenza di diritti naturali (vita, libertà, proprietà e autogoverno) e dell’idea che gli stati esistessero per garantire tali diritti: tali tesi erano assecondate soprattutto dalla borghesia che stava crescendo in numero, ricchezza e ambizione, e che aspirava a partecipare al governo della cosa pubblica.

I problemi finanziari dello stato si aggravarono dopo il 1740 con la ripresa di pesanti conflitti (la guerra di successione austriaca e la guerra dei Sette anni), al termine dei quali la Francia perse la quasi totalità del suo vasto impero coloniale in America, in Africa e in India. Nel 1778 la Francia intervenne contro la Gran Bretagna nella guerra d’indipendenza americana, sperando di riconquistare le colonie perdute.

Questa speranza fu tuttavia delusa e la partecipazione alla guerra accrebbe il già oneroso debito nazionale.

Il giovane e indeciso Luigi XVI si trovò ad affrontare una crisi finanziaria sempre più grave. Dopo che tutti i programmi di riforma adottati dai suoi ministri vennero bloccati dai parlamenti e da un’improvvisata assemblea di notabili, nel maggio del 1788 il re esautorò gli organi di opposizione. Ebbe inizio un lungo braccio di ferro che si concluse con l’assenso del sovrano a convocare gli Stati Generali, l’antico organo rappresentativo che non si riuniva dal 1614. La seduta di apertura fu fissata per il mese di maggio 1789: la Rivoluzione francese era alle porte.

"Francia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Ritratto di Luigi XV
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