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La fine del dominio britannico in india
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Allo scoppio della seconda guerra mondiale il viceré dell’India, Victor Hope, dichiarò guerra alla Germania in nome dell’India. Questo passo, intrapreso in conformità con la Costituzione del 1937 ma senza consultare la leadership indiana, diede nuovo impulso alle richieste di autonomia.

Il movimento di disobbedienza civile riprese nell’agosto del 1942. Gandhi, Nehru e migliaia di sostenitori furono arrestati e il Congresso nazionale indiano fu dichiarato illegale. Approfittando della situazione interna indiana, e con l’aiuto del nazionalista estremista Subhas Chandra Bose, i giapponesi intensificarono le operazioni militari tentando nel marzo 1944 l’invasione dell’India, lungo un fronte di 322 km al confine con la Birmania, venendo però respinti dalle truppe anglo-indiane.

 

Nella primavera del 1946 i negoziati avviati dal governo britannico, nel tentativo di raggiungere un accordo con i leader indiani, fallirono. Nel mese di giugno il viceré Archibald Wavell annunciò la formazione di un governo “ponte” di emergenza, a cui anche la Lega musulmana decise di aderire; in diverse zone dell’India si intensificarono gli scontri tra musulmani e induisti.

Alla fine del 1946 la situazione politica dell’India era al limite dell’anarchia. Nel 1947, in una situazione prossima alla guerra civile tra induisti e musulmani, il primo ministro britannico annunciò il ritiro del suo paese dall’India. Il viceré Louis Mountbatten suggerì al governo britannico l’immediata suddivisione dell’India come unico mezzo per evitare la catastrofe. Un disegno di legge che adottava la proposta di Mountbatten fu presentato al Parlamento britannico il 4 luglio, ottenendo la rapida e unanime approvazione di entrambe le Camere.

In base a quanto previsto dall’Indian Independence Act (Legge per l’indipendenza indiana), entrato in vigore il 15 agosto 1947, l’Unione Indiana e il Pakistan furono istituiti come stati indipendenti all’interno del Commonwealth, con il diritto di recedere da esso. Il governo indiano scelse di rimanerne membro. I nuovi stati furono creati sulla base di criteri religiosi, assegnando all’India i territori abitati in prevalenza da induisti e al Pakistan le aree a maggioranza musulmana.

Dopo il passaggio di poteri, l’assemblea costituente indiana conferì il potere esecutivo a un consiglio di ministri, con Nehru primo ministro; Mountbatten divenne governatore generale del nuovo paese. La fine del dominio inglese fu accolta con entusiasmo dagli indiani di ogni confessione religiosa e tendenza politica.

Prevedendo le dispute di confine che si sarebbero verificate, soprattutto nel Bengala e nel Punjab, fu istituita un’apposita commissione, con presidenza britannica. Le raccomandazioni di questa commissione in merito al Bengala suscitarono lievi contrasti nella comunità locale, in gran parte grazie all’influenza dell’azione moderatrice di Gandhi. Nel Punjab, al contrario, le decisioni sulla linea di confine portarono quasi due milioni di sikh, tradizionalmente antimusulmani, sotto la giurisdizione del Pakistan,

Louis Mountbatten
Louis Mountbatten, 1858. Encarta
scatenando violenti combattimenti e un esodo di massa di musulmani dal territorio dell’India verso il Pakistan, e di sikh e induisti dal Pakistan all’India. Negli scontri continuati durante l’immane esodo perirono circa un milione di persone. "India," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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