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Fauvismo e cubismo in Francia
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Un ruolo rilevante nel panorama dei movimenti d’avanguardia del XX secolo fu rivestito dal fauvismo, cui aderirono Henri Matisse, André Derain, Maurice de Vlaminck, Georges Rouault, Albert Marquet, e in un secondo momento anche Raoul Dufy e Georges Braque. Il movimento fu così denominato al Salon d’Automne del 1905, quando il critico Louis Vauxelles paragonò le tele di questi artisti all’opera di fauves (“belve”) per il loro carattere violento e rozzo, con riferimento soprattutto ai colori. I fauves non furono un gruppo compatto; li accomunava l’intento di contrastare l’opprimente accademismo ancora predominante in ambito artistico.

 

Nel 1907 Pablo Picasso terminò ed espose la tela intitolata Les Demoiselles d’Avignon (1907, Museum of Modern Art, New York), dando inizio alla rivoluzione artistica del cubismo.

Attingendo a vari modelli, tra cui la pittura di Cézanne, l’arte africana e la scultura iberica, Picasso dava vita a una composizione straordinariamente innovativa, in cui la realtà era rappresentata per linee di forza dinamiche e forme geometriche elementari. Assistette alla realizzazione dell’opera Georges Braque, che da allora si affiancò a Picasso nell’avventura del movimento artistico più prolifico del Novecento.

Grazie ad artisti quali Albert Gleizes, Jean Metzinger e soprattutto Fernand Léger, il cubismo si trasformò da tendenza elitaria a fenomeno diffuso a livello mondiale. I principi cubisti traspaiono anche nei primi quadri di Marcel Duchamp, insieme a elementi di derivazione futurista: ne è esempio Nu descendant un escalier n. 2 (1912, Museum of Art, Philadelphia).

L’estetica cubista si riflette nelle prime realizzazioni architettoniche di Le Corbusier, nato in Svizzera ma attivo per lungo tempo in Francia; la sua opera influenzò profondandamente lo sviluppo del movimento moderno.

Il cubismo rimase tendenza feconda anche durante la prima guerra mondiale e non si spense fino agli anni Venti, quando il mondo artistico fu sconvolto dal ciclone dadaista. Il movimento dada, fondato nel 1915 a Zurigo dal poeta rumeno Tristan Tzara, trovò tra il 1919 e il 1922 a Parigi un terreno fertile in cui affermarsi, attraverso l’interpretazione di artisti come Marcel Duchamp (che ne esportò i principi negli Stati Uniti) e Francis Picabia.

Nel 1924 molti giovani artisti che si erano accostati al dadaismo confluirono nel surrealismo. L’atto di nascita del movimento fu sancito dalla pubblicazione del Manifesto del surrealismo di André Breton, al quale aderirono Max Ernst, André Masson, Yves Tanguy e altri, e in un secondo momento Salvador Dalí.

Matisse: La danza
Matisse: La danza. Encarta
Muovendo dalle teorie psicoanalitiche, i surrealisti miravano all’esplicitazione del subconscio nell’espressione artistica, da raggiungere sia attraverso il libero gesto irriflesso, l’automatismo incontrollato (messi in atto in molti dipinti e disegni apparentemente senza senso, astratti e illogici, ma spesso fortemente evocativi), sia attraverso una riproduzione attenta e precisa di un mondo assolutamente “surreale”, come quello creato da Tanguy e Dalí. L’estetica surrealista trovò adepti anche nel campo della scultura, in cui eccelse Alberto Giacometti.
Su posizioni diverse rispetto al surrealismo si collocò il gruppo (peraltro piuttosto eterogeneo) di artisti che nel 1932 pubblicò la rivista “Abstraction-Création, Art non figuratif”: ne facevano parte pittori e scultori di diversa nazionalità, come Vasilij Kandinskij, Piet Mondrian, Kurt Schwitters, László Moholy-Nagy, František Kupka, Josef Albers, insieme ai francesi Jean Arp, Auguste Herbin e Robert Delaunay. Gli artisti della corrente elaborarono una grande varietà di stili, tra cui particolarmente importante fu l’astrattismo geometrico. "Arte Francia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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