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URSS : l'era Gorbaciov
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Brežnev morì nel novembre del 1982; il suo successore nella carica di segretario generale del Partito comunista, Jurij Andropov, venne a mancare dopo una lunga malattia nel 1984. Il successore di quest’ultimo, Konstantin Černenko, che morì solo tredici mesi dopo la nomina, venne a sua volta sostituito, nel marzo 1985, da Michail Gorbaciov.

Dopo aver consolidato il proprio potere sostituendo i membri del Politburo, Gorbaciov lanciò una campagna per la riforma della società sovietica. Le parole chiave furono: perestrojka (“ricostruzione”) in campo economico e glasnost (“trasparenza”) negli affari politici e culturali. Durante il congresso del Partito comunista tenutosi nel giugno del 1988, Gorbaciov propose una serie di riforme costituzionali che avrebbe spostato il potere dal partito agli organi legislativi eletti a suffragio universale, riducendo il dominio del partito nella gestione dell’economia locale e aumentando i poteri della presidenza. Tre mesi dopo il capo dello stato Andrej Gromyko si dimise e Gorbaciov prese il suo posto. Nel marzo del 1989 si tennero le prime libere elezioni e il ricostituito Congresso dei deputati del popolo elesse Gorbaciov quale presidente; tuttavia, un grave incidente presso la centrale nucleare di Černobyl (1986) complicò il processo delle riforme economiche interne.

 

Politica estera

Tra il 1985 e il 1991, Gorbaciov tenne una serie di conferenze al vertice con i presidenti statunitensi Ronald Reagan e George Bush. Gorbaciov e Reagan firmarono un accordo nel dicembre 1987 per l’eliminazione dei missili a medio e a corto raggio. Nell’aprile del 1988 fu siglato un accordo che prevedeva il ritiro dei sovietici dall’Afghanistan. Nel maggio del 1990 Gorbaciov e Bush firmarono un trattato per porre fine alla produzione delle armi chimiche; nel luglio del 1991 i due presidenti siglarono un accordo per una forte riduzione delle armi nucleari strategiche. Precedentemente, nel dicembre del 1988, presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente sovietico aveva annunciato la riduzione unilaterale delle armi convenzionali, in particolare in Europa orientale e lungo il confine con la Cina.

Durante la visita di Gorbaciov a Pechino, nel maggio del 1989, Cina e URSS riallacciarono i rapporti interrotti trent’anni prima. Nel corso di un incontro con papa Giovanni Paolo II a Roma, Gorbaciov promise che il suo paese avrebbe concesso la piena libertà di culto. I rapporti con Israele infine migliorarono considerevolmente dopo che l’URSS mitigò le restrizioni sull’emigrazione degli ebrei sovietici.
La crisi del comunismo

Fra le più drammatiche inversioni di rotta della politica sovietica vi fu il rifiuto di intervenire nell’Europa orientale, quando i movimenti di riforma tra il 1989 e il 1991 fecero cadere i governi comunisti in Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, provocando la dissoluzione della Germania Orientale, che divenne parte della Repubblica federale di Germania, e lo scioglimento del Comecon e del patto di Varsavia. Nel febbraio del 1990, con un’economia in rapido deterioramento, anche il Partito comunista sovietico decise di abbandonare il monopolio del potere politico. Gorbaciov, nel frattempo, aveva perso il sostegno popolare a causa dei suoi interventi di politica interna, e l’11 marzo la Lituania si proclamò stato sovrano e indipendente, mentre anche nelle altre repubbliche si attivavano movimenti indipendentisti e nazionalistici.

I sostenitori della linea dura tentarono un colpo di stato nell’agosto del 1991, mettendo Gorbaciov agli arresti domiciliari. Nell’arco di tre giorni i riformatori, guidati dal presidente russo Boris Eltsin, respinsero l’attacco e smantellarono l’apparato del partito. Il 5 settembre il Congresso dei deputati del popolo costituì un governo di transizione, con un Consiglio di stato guidato da Gorbaciov e dai presidenti delle repubbliche partecipanti. Il giorno seguente fu riconosciuta la completa indipendenza di Estonia, Lituania e Lettonia. L’influenza di Eltsin tuttavia andava oscurando quella di Gorbaciov e in breve tempo il governo russo assunse i poteri esercitati prima dal governo centrale sovietico.

Michail Sergeevič Gorbaciov
Michail Sergeevič Gorbaciov. Encarta
Il 21 dicembre 1991 l’URSS cessò formalmente di esistere e undici repubbliche, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia (rinominata Moldova), Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan, formarono la Comunità degli Stati Indipendenti. Gorbaciov si dimise il 25 dicembre e il Parlamento sovietico riconobbe la dissoluzione dell’URSS il giorno seguente. "URSS," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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