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Storia giapponese : epoca Edo (1600-1868)
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La riunificazione del Giappone avvenne nel XVI secolo, durante l’epoca Azuchi-Momoyama, un breve periodo di intensi cambiamenti che prese il nome dai magnifici castelli appartenenti a due importanti personaggi del tempo, Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi. Il generale Nobunaga, daimyo della regione di Nagoya, dopo essere entrato vittorioso a Kyoto nel 1568, cacciò lo shogun della famiglia Ashikaga nel 1573 e stabilì il suo quartiere generale ad Azuchi, da dove tentò di unificare il paese, impadronendosi delle pianure orientali e vincendo, fra il 1570 e il 1580, il potere dei monasteri, forza politica del buddhismo. A Nobunaga succedette il suo più fedele soldato, Toyotomi Hideyoshi. Questi, dopo essersi stabilito a Osaka e aver ottenuto importanti incarichi dalla corte, diede inizio a una serie di riforme politiche ed economiche e a una vasta campagna di conquista che lo portò nel 1595 all’unificazione dell’intero territorio giapponese.

 

Nel 1598 la morte di Hideyoshi aprì una violenta guerra tra i vassalli per la successione, che si concluse nel 1600 con l’affermazione di Tokugawa Ieyasu nella battaglia di Sekigahara.

Tokugawa Ieyasu si fece nominare shogun nel 1603 e, per assicurare la sua successione, nel 1605 abdicò in favore del figlio; stabilì quindi la sede del bakufu (il governo dello shogunato) a Edo (la futura Tokyo), che in breve tempo divenne la più importante città del Giappone. Nel 1615 emanò nuovi codici per stabilire il cosiddetto sistema bakuhan, in base al quale i feudi (han) con i loro amministratori, nonché l’imperatore e la sua corte, furono posti sotto lo stretto controllo del bakufu. La famiglia Tokugawa e i suoi vassalli si appropriarono di quasi un quarto delle terre dell’intero paese, e il potere dello shogun fu rafforzato dal suo diritto di confermare o togliere il possesso ereditario dei feudi ai daimyo. Lo shogun disponeva inoltre di un esercito di circa 80.000 uomini e controllava direttamente le grandi città e i porti; nell’esercizio del suo governo si avvaleva di un consiglio di ministri (rochu) e di un consiglio di intendenti (wakashidori).

Una rigida stratificazione sociale prevedeva poi la suddivisione della società in quattro classi principali: i guerrieri, i contadini, gli artigiani e i mercanti. I samurai, ai quali furono tolte le terre, furono confinati in città fortificate, mentre i contadini vennero obbligati a trasferire ai signori parte dei loro raccolti.

Un’altra conseguenza del dominio Tokugawa fu l’isolamento del Giappone, che interruppe i rapporti con il mondo esterno. Tutti gli stranieri furono espulsi dal paese eccetto pochi olandesi, i quali, confinati nell’isola di Deshima (nel porto di Nagasaki), poterono effettuare scarsi scambi commerciali. Il commercio con la Cina continuò, sebbene soggetto a una stretta regolamentazione. Dal 1612 venne inoltre proibita l’attività delle missioni cristiane e sradicata la loro presenza.

Nel corso dei due secoli seguenti la struttura feudale instaurata sopravvisse immutata e il paese imparò a contare esclusivamente sulle proprie risorse. Il bushido, il codice dei guerrieri feudali, divenne la norma di condotta per i grandi signori e per isamurai. Nonostante la chiusura alle influenze esterne, la cultura diede importanti frutti quali ad esempio il teatro kabuki ed ebbe un grande sviluppo il confucianesimo. Nel corso del XVIII secolo la crisi del sistema feudale fu annunciata da importanti mutamenti nelle condizioni sociali ed economiche del paese e una facoltosa classe mercantile

Toyotomi Hideyoshi
Toyotomi Hideyoshi. Encarta
conquistò un grande potere politico, sebbene indiretto. Edo, con circa un milione di abitanti, diventò una delle maggiori città del mondo.
Alla crisi interna si aggiunsero le pressioni delle potenze occidentali. Risoluti ad aprire alle merci occidentali i porti giapponesi, nel 1853 gli Stati Uniti inviarono presso l’imperatore una spedizione navale guidata da Matthew Calbraith Perry, il quale costrinse il Giappone a firmare un patto che fissava le relazioni tra i due paesi. Un secondo trattato fu stipulato da Townsend Harris nel 1858 e ratificato anche dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dalla Russia; nel 1860 fu inviata negli Stati Uniti una delegazione di ambasciatori. Il Giappone fu così costretto ad aprirsi all’Occidente, che dai trattati trasse enormi privilegi, compreso quello dell’extraterritorialità, accelerando la crisi politica e la caduta dello shogunato nel 1867. "Giappone," Encarta
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