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Economia della Nuova Zelanda: agricoltura
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Negli ultimi trent’anni l’economia neozelandese, precedentemente basata sull’agricoltura, si è orientata progressivamente verso l’industria e il settore terziario; una voce importante è costituita dal turismo (2,41 milioni di arrivi nel 2006). Dalla metà degli anni Ottanta il governo ha gradualmente abbandonato il protezionismo economico iniziale, in favore di una politica di apertura e deregolamentazione allo scopo di incentivare la crescita economica, controllando l’inflazione e riducendo il deficit e il debito pubblico.

Questi obiettivi appaiono ora raggiunti o prossimi al compimento, anche se le riforme economiche e la deregulation hanno provocato un aumento della disoccupazione. Nel 2006 il prodotto interno lordo del paese era di 104.519 milioni di dollari USA, pari a 24.977 dollari pro capite.

Solo il 7% del territorio neozelandese è coltivato; il settore primario fornisce il 9,4% del PIL annuo, occupando l’7% della forza lavoro. Le fattorie neozelandesi sono tra le più produttive al mondo e l’allevamento resta un’importante fonte di ricchezza. Nel 2006 erano presenti nel paese 9.651.600 bovini, 341.465 suini, 21,3 milioni di polli e altri volatili, 40.106.800 di ovini.

La produzione agricola è basata sulle colture cerealicole (frumento, orzo, mais); importanti sono altresì i pomodori, le patate, l’avena, la colza, il tabacco e la frutta come gli agrumi o il kiwi; di quest’ultimo la Nuova Zelanda è il maggiore esportatore mondiale. Un altro settore in via di sviluppo è la viticoltura. La produzione di carne e di lana e l’industria lattiero-casearia rimangono le attività più importanti per l’economia neozelandese, formando un terzo degli utili derivati dalle esportazioni.

"Nuova Zelanda," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Agricoltura della Nuova Zelanda
Agricoltura della Nuova Zelanda. Encarta
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