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Storia del Brasile : dominio portoghese in Brasile
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Dopo il 1640, anno in cui le Corone di Spagna e Portogallo si divisero nuovamente, il Brasile tornò sotto il dominio portoghese e divenne un vicereame.

L’espandersi della colonizzazione del paese verso sud fu preceduto dalla penetrazione di vaste aree dell’interno a opera di missionari gesuiti operanti nella valle dell’Amazzonia sin dagli inizi del XVI secolo.

 

Nel frattempo gruppi di paulisti (residenti di São Paulo) avevano raggiunto l’alto corso del Paraná durante spedizioni finalizzate alla cattura di indigeni da utilizzare poi come schiavi; questa pratica suscitò la ferma condanna dei missionari gesuiti che, inizialmente, ottennero l’appoggio della Corona. Molti paulisti furono attratti dalla ricerca di oro e diamanti, specialmente dopo la scoperta nel 1693 di vasti giacimenti nella regione del Minas Gerais; altri si dedicarono alle colture di canna da zucchero e caffè.

Il primo ministro portoghese, il marchese di Pombal, promosse numerose riforme nelle colonie brasiliane: liberò gli amerindi ridotti in schiavitù e incoraggiò l’immigrazione, ridusse le tasse a carico dei coloni,

abolì il monopolio regio del commercio estero brasiliano e centralizzò la burocrazia amministrativa, trasferendo la sede del governo da Bahía a Rio de Janeiro. Allontanò inoltre i gesuiti dal paese (1760), cedendo alle richieste di molti proprietari terrieri irritati dall’azione dei missionari in difesa degli indigeni e dal loro crescente potere economico.

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marchese di Pombal
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