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Storia della Serbia : il dominio ottomano
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Nel 1389 i serbi furono sconfitti nella battaglia del Kosovo dall’esercito dell’impero ottomano. La conquista turca continuò con la presa di Smederevo nel 1459 e con quella di Belgrado nel 1521. Gli ottomani non intervennero sulla struttura della società serba, che conservò l’autonomia religiosa e una forte identità nazionale. La Serbia non conobbe infatti, contrariamente alle vicine Macedonia e Bosnia, l’islamizzazione (anche se le conversioni furono numerose, per ragioni politiche o economiche) né l’insediamento di altre popolazioni sul suo territorio. La libertà religiosa fu rispettata e il patriarcato, sospeso nel 1459, fu ripristinato nel 1557 (fino al 1765). I serbi erano obbligati a pagare le imposte, a fornire giornate di lavoro gratuito nelle corvè e giovani per il corpo dei giannizzeri.

Per tutto il periodo del dominio ottomano fu attiva una guerriglia contadina condotta sulle montagne dai cosiddetti haïduk (cioè “fuorilegge”), che andò via via rafforzandosi, soprattutto a partire dalla fine del XVII secolo, quando Austria e Russia iniziarono a scontrarsi con i turchi per il controllo sui Balcani. Dopo i trattati di Karlowitz (1699) e di Passarowitz (1718) molti serbi colonizzarono gli estremi lembi di territorio (krajne) passati sotto l’impero austriaco, assumendo così un’importantissima funzione di difesa dagli ottomani. Le aree lasciate libere dai serbi vennero spesso occupate da altre comunità; nella regione meridionale del Kosovo crebbe infatti la presenza di popolazioni albanesi di fede islamica.

"Serbia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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