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Storia dell'Ungheria : la democrazia ungherese
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Il nuovo segretario del partito Károly Grósz, subentrato a Kádár nel 1988, avviò un severo programma di risanamento economico (introduzione di nuove imposte, drastico taglio dei sussidi statali, incoraggiamento dell’iniziativa privata), accompagnandolo con un processo di liberalizzazione politica (riduzione della censura, libertà di formazione di gruppi politici indipendenti, legalizzazione del diritto di sciopero). Nel 1989 l’Ungheria riabilitò Imre Nagy e le vittime del 1956. Nello stesso anno il paese archiviò senza alcuna violenza, né rimpianti, il suo passato comunista; fu reintrodotto il multipartitismo e il paese cambiò il suo nome in Repubblica d’Ungheria.

Nell’aprile del 1990 una coalizione di centro-destra (il Forum democratico ungherese) vinse le prime elezioni libere dopo 45 anni. Al vertice dello stato venne eletto un intellettuale, Arpád Göncz. Nello stesso anno l’Ungheria fu la prima nazione europea del Blocco orientale a unirsi al Consiglio d’Europa e tra il 1991 e il 1992 il governo siglò accordi di cooperazione con altri paesi dell’ex blocco orientale.

Il 4 novembre, fallito ogni tentativo di mediazione, le truppe sovietiche entrarono a Budapest, reprimendo nel sangue la rivolta. L’intervento armato sovietico provocò migliaia di morti e una fuga di circa 200.000 persone dal paese. Imre Nagy, rapito e portato in Romania, fu condannato a morte e giustiziato nel 1958 dopo un processo a porte chiuse.

Confermato premier e capo del Partito dei lavoratori socialisti ungheresi (PSOU), Kádár compì in breve tempo la restaurazione dell’ordine sovietico. Per due anni, fino al 1958, attuò una severa repressione: diverse centinaia di rivoltosi vennero giustiziati o deportati in Unione Sovietica e migliaia furono gli arresti eseguiti dalla polizia politica. Negli anni seguenti, grazie anche al sostegno dell’Unione Sovietica, l’Ungheria visse un periodo di forte sviluppo economico.

Nell’aprile del 1994 il paese fece richiesta di adesione all’Unione Europea. A maggio le elezioni legislative videro il trionfo del Partito socialista, nato dalla trasformazione dell’ex partito unico. Il suo leader Gyula Horn, divenuto primo ministro, nell’intento di ridurre il pesantissimo debito estero introdusse rigorosi tagli al bilancio dello stato e una riforma intesa a rilanciare il programma di privatizzazione. Membro dal 1994 del programma Partnership for Peace, nel 1997 il paese venne ammesso, con Polonia e Repubblica Ceca, al primo gruppo di allargamento della NATO, in cui entrò ufficialmente nel 1999.

Nelle elezioni del 1998 il Partito socialista conservò la maggioranza dei voti, ma a ottenere più seggi fu l’Alleanza dei giovani liberali (FIDESZ), il maggior partito dell’area conservatrice; il suo leader Viktor Orbán costituì un governo di coalizione con il Partito dei piccoli proprietari e agrari (FKgP) e con il Forum democratico. Il nuovo governo confermò, rafforzandola, la politica di liberalizzazione economica, che diede buoni frutti anche grazie alla favorevole congiuntura internazionale. Tuttavia, per un buon terzo della popolazione ungherese colpito dalla disoccupazione e dalla crescente povertà, gli effetti della ristrutturazione economica si rivelarono drammatici; la crisi economica e sociale vissuta dalle fasce popolari ebbe un inquietante risvolto statistico, segnato da un sensibile aumento del tasso di mortalità e da un drastico calo delle nascite.

Arpad Gonz
Arpad Gonz
Nell’agosto del 2000 il giurista Ferenc Mádl succedette ad Arpád Göncz alla carica di presidente della Repubblica. Nello stesso anno alcuni scandali investirono il governo conservatore, senza tuttavia minarne la stabilità. La vita politica del paese proseguì in un clima di accesa polemica, provocato dalle tendenze accentratrici e autoritarie del premier Orbán. Nel giugno 2001 il Parlamento ungherese approvò un provvedimento a favore delle minoranze magiare all’estero che suscitò una certa tensione soprattutto con la Slovacchia e la Repubblica Ceca, ma anche la contrarietà dell’Unione Europea. L’ultimo anno di mandato di Orbán fu caratterizzato da un aspro scontro ideologico tra i partiti di opposizione e la maggioranza di governo, la quale, nel tentativo di scongiurare una nuova affermazione socialista, compì una manovra di avvicinamento all’estrema destra nazionalista e filomonarchica. "Ungheria," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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