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Storia della Romania : la transizione democratica in Romania
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Un organo ad interim, il Consiglio del fronte di salvezza nazionale, presieduto da Ion Iliescu (delfino, poi emarginato, di Ceauşescu), assunse la guida del paese e imprigionò alcuni rappresentanti del regime comunista. Nel maggio del 1990 il Fronte di salvezza nazionale, composto prevalentemente da ex comunisti, vinse le prime elezioni legislative e presidenziali e Iliescu divenne presidente. In ottobre fu approvata, attraverso un referendum popolare, una nuova Costituzione, entrata in vigore nel dicembre 1991, che dichiarava il paese una Repubblica presidenziale multipartitica. Le misure di austerità economica causarono vaste manifestazioni antigovernative; in sostegno a Iliescu intervennero i minatori della valle dello Jul, la cui brutalità fu condannata in tutto il mondo.

Nonostante la scissione del Fronte di salvezza nazionale, Iliescu fu confermato alla presidenza nel settembre 1992; un mese più tardi si insediò un governo formato da membri del nuovo Fronte democratico di salvezza nazionale, fondato dallo stesso Iliescu. Tra il 1993 e il 1994 il paese fu attraversato da una massiccia protesta, che portò alla costituzione di un governo di coalizione. Nel settembre del 1996, per soddisfare le richieste dell’Unione Europea, alla quale erano entrambe candidate, Romania e Ungheria sottoscrissero un trattato in cui riconoscevano le rispettive frontiere e garantivano il rispetto dei diritti delle minoranze. La firma del trattato provocò in Romania una forte protesta nazionalista, che causò la rottura della coalizione di governo.

Nel novembre 1996 le elezioni legislative e presidenziali videro l’affermazione delle opposizioni riunite nella Convenzione democratica e nell’Unione socialdemocratica; alla presidenza del paese venne eletto Emil Costantinescu, già rettore dell’Università di Bucarest. Il governo, guidato dal cristiano-democratico Victor Ciorbea, avviò quindi un austero programma economico, con massicce privatizzazioni e tagli alle spese sociali. Nel 1998 la guida del governo venne assunta da Radu Vasile, che ereditò una situazione sociale allarmante. Agli inizi del 1999 un grave conflitto oppose il governo ai minatori della valle dello Jul, che per protesta contro la chiusura di centinaia di miniere e la povertà in cui era piombata la regione marciarono in massa sulla capitale fermandosi solo quando il governo, per evitare una sanguinosa prova di forza, accettò di negoziare un accordo che in seguito fu però disatteso; il leader della protesta, Miron Cozma, fu in seguito condannato a 18 anni di carcere.

Nel corso del 2000 la situazione economica e sociale rumena si deteriorò ulteriormente. Il paese fu infatti investito da una grave recessione, accompagnata da un altissimo tasso di inflazione (50%), cui seguì un’agitata crisi politica, con il cambio di diversi ministri e un avvicendamento alla guida del governo, passata da Vasile a Mugur Isărescu, governatore della Banca centrale. I partiti della maggioranza furono severamente battuti nelle legislative di novembre, nelle quali ottenne un vasto successo il Partito socialdemocratico, il nuovo partito di Iliescu, e si piazzò al secondo posto, con il 19,5% dei voti, il nuovo partito Grande Romania (Romania Mare), dai tratti ultranazionalisti, xenofobi e razzisti.
Democrazia in Romania
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A dicembre, raccogliendo anche il sostegno dei moderati, Iliescu riconquistò la presidenza del paese, battendo il poeta Corneliu Vadim Tudor, leader di Romania Mare. "Romania," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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