Fotografie per taccuino fotografico
Immagini del Vietnam
Storia della Romania : Crisi e crollo del regime di Ceauşescu
Immagini Romania

Gravata da un grosso indebitamento estero, negli anni Ottanta la Romania scivolò in una profonda crisi, ritrovandosi a fronteggiare una vera e propria emergenza sul piano alimentare ed energetico. Asserragliato nel suo palazzo, ignaro della reale situazione del paese e schiavo della sua megalomania, Ceauşescu impose un rigoroso programma di austerità, continuando nel contempo a elaborare grandiosi interventi (tra cui un piano di trasferimento forzato della popolazione di migliaia di villaggi) e a disseminare il paese di monumenti intesi a celebrare la sua gloria e quella del regime comunista rumeno.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, Ceauşescu fu tra i pochi leader comunisti a ignorare i segnali della definitiva crisi del sistema; il “Conducator” non tentò nemmeno di salvare il suo regime, respingendo sdegnosamente le riforme avviate da Michail Gorbaciov in Unione Sovietica nel 1985. Il drammatico epilogo della vicenda comunista rumena si consumò nel 1989 in un clima quasi farsesco, con una rivoluzione che scoppiò e si diffuse nel paese a partire dalla notizia di un massacro mai avvenuto, per quanto verosimile.

Mentre si succedevano i repentini crolli dei governi comunisti dell’Europa orientale, nel dicembre 1989 si diffuse infatti la notizia (ripresa immediatamente da tutte le agenzie internazionali) della brutale repressione di una dimostrazione antigovernativa nella città di Timişoara, con centinaia di vittime. La notizia, risultata in seguito falsa o quanto meno esagerata, favorì l’insurrezione che si propagò in tutti i principali centri del paese e nella capitale, dove l’esercito si rifiutò di intervenire contro la popolazione. Seguirono giornate di caos, che costarono la vita a centinaia di persone. Ceauşescu fuggì da Bucarest (dopo una surreale apparizione sul balcone del palazzo presidenziale, durante la quale venne più volte fischiato dalla folla) il 22 dicembre, per essere catturato e giustiziato insieme alla moglie, dopo un processo sommario, il giorno di Natale.

Un organo ad interim, il Consiglio del fronte di salvezza nazionale, presieduto da Ion Iliescu (delfino, poi emarginato, di Ceauşescu), assunse la guida del paese e imprigionò alcuni rappresentanti del regime comunista. Nel maggio del 1990 il Fronte di salvezza nazionale, composto prevalentemente da ex comunisti, vinse le prime elezioni legislative e presidenziali e Iliescu divenne presidente. In ottobre fu approvata, attraverso un referendum popolare, una nuova Costituzione, entrata in vigore nel dicembre 1991, che dichiarava il paese una Repubblica presidenziale multipartitica. Le misure di austerità economica causarono vaste manifestazioni antigovernative; in sostegno a Iliescu intervennero i minatori della valle dello Jul, la cui brutalità fu condannata in tutto il mondo.
Iliescu
Iliescu

Nonostante la scissione del Fronte di salvezza nazionale, Iliescu fu confermato alla presidenza nel settembre 1992; un mese più tardi si insediò un governo formato da membri del nuovo Fronte democratico di salvezza nazionale, fondato dallo stesso Iliescu. Tra il 1993 e il 1994 il paese fu attraversato da una massiccia protesta, che portò alla costituzione di un governo di coalizione. Nel settembre del 1996, per soddisfare le richieste dell’Unione Europea, alla quale erano entrambe candidate, Romania e Ungheria sottoscrissero un trattato in cui riconoscevano le rispettive frontiere e garantivano il rispetto dei diritti delle minoranze. La firma del trattato provocò in Romania una forte protesta nazionalista, che causò la rottura della coalizione di governo. "Romania," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
http://it.encarta.msn.com © 1997-2009 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.

Ricerca personalizzata